Chiave di Sol

Aggiornato il: apr 4

Rubrica musicale a cura di Anna Meola



Il tango è l’intimità più segreta

Articolo in collaborazione con Maria Caruso (Marilù)


Oggi la nostra rubrica musicale sarà molto intensa, passionale e colma di emozioni: si parla di tango!

Mi ha sempre affascinato, incuriosito e quando lo vedo ballare, posso solo ammirarlo... Anche se lo faccio con una discreta riserva; ho quasi paura ad avvicinarmi a questo mondo colmo di emozioni, perché non possiamo limitarci a dire che il tango è solo un ballo: guai, non è vero!


Molti di voi lo sanno: sono una persona che nella vita fa molte cose per passione e con passione, ecco il tango argentino sono sicura che se - tentassi di impararlo - mi segnerebbe a fondo...

Perché posso affermare questo con estrema convinzione?

Non molto tempo fa - durante una milonga - ho solo fatto piccoli passi, un brevissimo accenno e assaggio e ne sono uscita rapita... ma quando tutto questo momento sarà passato, ho già avvisato mio marito: "dobbiamo iscriverci!"

Ecco, personalmente non mi vedrei a ballarlo con nessun'altro che noi sia lui.

Forse perché quando l'ho provato, non mi sono lasciata trasportare dal tango ma da colui che mi guidava. Ho sbagliato, lo so, ma è la prima sensazione provata...

Con noi oggi, c'è una cara amica; colei che ha il tango nelle vene e che nessuno, meglio di lei, può farci fare un giro in questo straordinario mondo! Pertanto, vorrei lasciare la parola a Maria Caruso - Marilù -


Nel tango argentino due sono le cose che non conoscono limiti:

la femminilità e il modo di abusarne.

Marilù

Amore per il Tango


Le discipline sportive sia quelle di ballo. Ero attratta soprattutto da quest’ultima che, come scoprii più tardi, era preferita anche da tante altre bambine come me. Passavo ore a guadare la TV quando trasmettevano questo tipo di programmi. Così mi imbattei nel tango argentino! Durante la danza i ballerini facevano sfoggio di una leggerezza, di movenze sensuali e al tempo stesso delicate, da lasciarmi senza fiato e a bocca aperta. La coppia era in completa connessione e i corpi si muovevano insieme e io mi chiedevo come fosse possibile visto che non sembrava si reggessero con forza perché anzi, l’abbraccio, era tutt'altro che costretto. Eppure sarebbe bastato pochissimo per spezzare tale contatto visto che non stavano fermi! Mi domandavo come riuscivano a stare così legati insieme e a muoversi al tempo stesso a tempo di musica? Chiedevo in giro a tutti gli adulti che incontravo fino a quando qualcuno mi disse che ballavano così perché avevano studiato il tango argentino nelle scuole dedicate. Col passare del tempo e presa da altre faccende, misi da parte le mie passioni e a oggi posso dire che è stato un vero peccato! Se avessi cominciato prima sarei potuta diventare come quella coppia rimastami impressa indelebilmente nella memoria. Ogni tanto chiudo gli occhi e mi immagino di ballare in quel modo considerando le mie mancate possibilità. Sulla mia pelle - ad ogni modo - è impressa l’idea sull'impotenza di adesso, poiché indietro non posso più tornare. A tanti sarà capitata la stessa cosa pensando di non poter fare un sacco di cose e tanto meno di imparare a ballare il tango argentino, che sembra così difficile e complicato, semplicemente perché non ci abbiamo provato e allora si incide inevitabilmente sulla pelle un non posso o un non potrò mai! L’unico modo però per sapere se possiamo farcela, è provare mettendoci il cuore… tutto il cuore!!! Provate a imparare! Provate a ballare! Non lasciatevi sfuggire questa occasione…

(Estratto dal libro "E se parlassimo di Tango?" di Maria Caruso ed. Nonara' Edizioni Digitali)



Chi balla il tango vive di tango e tenta...


Chi balla il tango non può fare a meno di viverlo e tenta di dare un significato alle emozioni provate durante questa magnifica danza. Il tango che sarai in grado di donare, ti ritornerà con la stessa intensità. Che per te il tango sia facile o difficile dipenderà da quanto ti dedicherai ad esso. Se pensi sia duro imparare: lo sarà, se pensi sarà facile: lo sarà. Ascolta attentamente il suono del cuore dell’altro/a quando qualcuno balla con te. Se il valore della tanda con te è uguale a quella che farebbe con qualcun altro/a, allora lascia che balli con gli altri. Ascolta il rumore del cuore durante un abbraccio. I battiti dei cuori cambiano in base all'intensità dell’emozione provata. E’ facile capire quando la melodia generata in quella tanda è di puro piacere. A volte, però, i nostri occhi non sanno vedere e interpretare quelli degli altri e, peggio ancora, le nostre orecchie non sanno ascoltare il suono distorto di chi muove i piedi per noi. Fingere di non sentire se l’altro non prova alcunché ti porterà sempre a fare tande di scarso valore, domani. Perché dunque, vuoi ballare tande senza nessuna emozione e rimanere deluso/a quando puoi gioire e vivere nel benessere di un abbraccio caldo e desiderato? So quanto sia difficile accettare di stare seduti e non ballare tutta la sera, ma quanto potrà durare la tristezza, una sera, un mese, un anno? Poi passerà; poi, quando avrai imparato, sarai tu il prediletto o la prediletta di qualcuna/o. Non farti ingannare da chi accetta per mille motivi il tuo invito, fuorché per il semplice gusto di farlo. Affronta questa situazione con intelligenza che sa farti ragionare, vedere, ascoltare. Un tanda quando è fatta con vero piacere, deve farci ascoltare il canto del cuore dell’altro/a, il silenzio e l’attesa, le parole non dette e il dono dato e ricevuto. Quando a fine tanda si gioisce e si sorride insieme. Ballare è saper ascoltare l’altro, seguendo semplicemente il flusso, senza alcun ostacolo. Ballare è restare accanto e osservarsi senza pretese, poiché il tango non pretende, ma si conquista. Capirai allora, che dietro a una mirada, tante volte, si nasconde un desiderio di abbracciarci. Scoprirai che a tergo di uno sguardo si celano tanti desideri innocenti. E ti accorgerai che un sorriso a fine tanda vale più di mille baci dati con il saluto di cortesia, quando ci si incontra. Quando tutto questo sarà regolare per te, allora sarai pronto a dire tutto questo è tango: il silenzio, il sorriso, l’attesa, gli abbracci e i desideri. E se tutto questo manca, allora non può essere tango! Non stiamo parlando di tango.

(Estratto dal libro "E se parlassimo di Tango?" di Maria Caruso ed. Nonara' Edizioni Digitali)


Primi passi


Il Tango Argentino si balla muovendo i piedi in un abbraccio dinamico quale fosse una scusa per farlo. Si compiono gli stessi gesti come quando usciamo da casa per fare una passeggiata. Nel camminare, infatti, facciamo dei passi. Questi ultimi sono intesi come la distanza che separa i due piedi quando si cammina. Gli antichi romani per passo intendevano invece, la distanza tra il punto di distacco e quello di appoggio di uno stesso piede, durante il cammino. Il Tango dunque è essenzialmente fatto di passi. Questi ultimi danno origine alla danza poiché creati a tempo di musica. Più passi messi insieme formano le figure caratteristiche del Tango all'incirca conosciute da tutti. I ballerini utilizzano - come fossero i pennelli del pittore - le gambe e i piedi creando disegni melodici seguendo le note di un pentagramma. L’uomo si pone di fronte alla donna e avanza, invitandola e guidandola, attraverso la marca, a fare un passo indietro all'unisono con lui, come se la dama fosse il riflesso dello specchio della sua interiorità. Non è facile per chi è ai primi passi, eseguire, pur nella sua semplicità, la complessità del camminare a tempo e al ritmo della melodia del tango dove l’ampiezza e la velocità dei passi, assecondano, in ogni momento, le note che compongono quel brano musicale. Fin dalle prime battute l’uomo deve indicare alla donna, dove portare il proprio peso e su quale piede deve appoggiarsi per liberare l’altro, che dovrà muoversi mantenendo sempre il peso sul piede d’appoggio, e staccandosene solo quando il contro laterale arriva a destinazione. Un bel tango può essere ballato anche solo attraverso una camminata elegante alternata a pause intense ed espressive, per accentuare un momento vissuto dall'emozione prima di addentrarsi nel mondo del sentire intensamente. Ma questo, richiede una capacità e una sensibilità che si acquisisce nel tempo e con l’esperienza.


Il tango - pur essendo improvvisazione - richiede studio e impegno da parte degli allievi, poiché ogni movimento ha una struttura ben definita. Il primo passo - generalmente spiegato dai maestri - è la Salida o salida basica, e avviene quando l’uomo passa all'esterno rispetto alla donna prima di riprendere la frontalità nella camminata speculare, dove i passi dell’uno e dell’altra disegnano un triplo binario che marcia a tempo di musica. Questo passo può proseguire se l’uomo decide, con l’incrocio o cruce della donna. Altri passi quali: l’ocho contado o ocho milonguero, la parada, la mordida, il boleo, la barrida, i fuori asse in volkada o colgada sono ancora passi che si apprendono man mano che si acquisisce consapevolezza del proprio corpo, e di quello della ballerina che si ha di fronte. In media - dopo circa un mese dalle lezioni - gli allievi cominciano a camminare; ma non è una regola assoluta, perché dipende dalla predisposizione individuale della persona.


Poesia


Il tango è poesia in tutte le sue manifestazioni. Lo è nelle parole dei brani musicali, lo è attraverso i versi di un poeta quando ne decanta il suo valore, lo è nelle mani del fotografo quando ferma il mondo intero nella figura poetica di due visi vicini, al punto di potersi baciare se solo volessero. Lo diventa nella scrittura, quando le lettere sono messe insieme soavemente e dolcemente a descrivere sentimenti, emozioni, pathos; così palese se osservati nei tratti dei volti mentre ballano appassionatamente un tango.

Il tango è come la poesia: un'arte creata dai ballerini attraverso la scelta dei passi e delle figure, accostando i due corpi secondo il particolare sentire di quel momento, seguendo le leggi dettate dalle regole del tango fatte di asse, cambi di peso, equilibrio, giusta energia come se le frasi musicali fossero versi in cui il significato semantico si lega al suono di ogni singola nota musicale. Attraverso la poesia del tango - la coppia che balla - riesce a trasmettersi concetti e stati d'animo in maniera evocativa e potente, dando un senso a quello che i corpi in quello momento stanno facendo apparentemente senza nessun controllo.

Il tango si prende la sua licenza poetica e lo rende insindacabilmente funzionale ed estetico per comunicare quel che si vede durante la danza. Facile per lo scrittore poetizzare il ballo del tango, meno facile per il fotografo quando pone l'accento sull'insieme e non sul particolare. Il tango è poesia poiché insieme alla musica, si ascolta con il proprio linguaggio del corpo, e il lettore così - come chi guarda una foto - interpreta il ballo aggiungendo ciò che meglio crede. Impossibile tradurre tale poesia in altre lingue diverse dall'originale, poiché suono e ritmo verrebbero immediatamente persi se sostituiti e adattati alla nuova lingua che in genere è solo approssimativa rispetto all'originale. Il ballo del tango è quindi solo argentino. La poesia nel tango, insieme al ballo, è nata prima della scrittura e le parole si cantavano a memoria attraverso i racconti dei cantastorie. Oggi abbiamo perso il gusto di toccare con mano la carta stampata, poiché attraverso i nuovi e potenti mezzi di comunicazione, non è più necessario così come difficilmente abbiamo un album dei ricordi da sfogliare. Quasi nessuno apre i file del PC per sfogliare le foto, perché il termine in sé indica l'utilizzo delle dita della mano. Quel sentire e quello sfiorare la carta lucida oppure opaca di una foto - più bella se sbiadita e consunta dal tempo - oggi è solo un ricordo nostalgico della poesia di tempi antichi. Il nostro caro tango porta e fa percorrere viali poetici dall'alba al tramonto, tenendo tra le braccia una persona rappresentante l'unica possibilità di vivere fino a toglierti il respiro, poiché esso non è solo un ballo.

E' un gran signore intriso di sudore: bagna il viso dei ballerini mescolando insieme risate o lacrime, amore o nostalgia, per raccontarci la vita senza mai fermarsi pur illudendo al tempo stesso, che al finir della musica sia finito tutto il resto. Il tango fa scivolare la vita senza mai fermarla sublimando ciò che avremmo voluto e che invece non abbiamo ancora. Torniamo allora bambini, quando il bisogno di essere abbracciati e coccolati è più pressante, e nel ricordo di tutto ciò, si perde l'anima del tanguero.


Se vedete ballare il tango non ditevi….

“Peccato potevo farlo anch'io!"


- Marilù -


Maria Caruso e Mauro Menichetti durante la presentazione del romanzo: "E se parlassimo di Tango?".


Lasciamoci coinvolgere dal tango...

Anna Meola


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