Guarda, ti consiglio un libro!

Rubrica a cura di Anna Meola

L’aquilone della speranza

“La speranza vede l’invisibile, tocca l’intangibile e raggiunge l’impossibile.”


Carissimi amici,

il libro di cui voglio parlavi oggi, fa parte di un importante progetto di beneficenza.

Appoggiato al Gruppo: "All Together for Niccolò", l'Associazione culturale Emisfero Destro idea una raccolta di racconti e poesie a sostegno delle cure all'Estero per Niccolò, bimbo vittima di gravissimo incidente stradale.

La passione per la scrittura si fonde con la speranza e l'unione la fa da padrona.

17 Autori si sono impegnati a scrivere una raccolta di racconti, poesie e una fiaba musicale. La scrittura vista come un aiuto, come mezzo di unione fra più persone per raggiungere tutti insieme un solo obiettivo.

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DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE EMISFERO DESTRO




Ciao, mi chiamo Niccolò…

(Storia di Niccolò) Sono un bambino di 10 anni. Sono tifoso della Fiorentina, ma mi piacciono anche altre squadre perché il mio sport preferito è il calcio, o per lo meno era tutto per me fino ad un anno fa. Per chi non lo sapesse, il 13 novembre 2017 sono stato urtato da un’auto mentre tornavo a casa con mia nonna, questo è quello che mi hanno detto i miei genitori quando mi sono svegliato dopo quasi 3 mesi di coma. In verità la macchina non solo mi ha urtato, ma mi ha caricato sul cofano per più di 20 metri per poi farmi volare per altri 5 metri sull'asfalto. Non chiedo niente in più di questo, di quel giorno e dei giorni successivi ai miei genitori perché quel giorno si devono essere spaventati davvero tanto… Ogni volta che ne parliamo, mamma diventa molto triste e spesso ha gli occhi lucidi e il suo viso è molto malinconico. Non ricordo niente dei mesi in cui ero in coma. Quel che so è che quando mi sono risvegliato, ero molto stanco, avevo forti mal di testa e non riuscivo più a parlare. Muovermi era quasi impossibile, avevo un tubo in gola che mi aiutava a respirare ed un tubicino alla pancia che mi aiutava a mangiare perché avevo molta difficoltà a parlare e deglutire. Dopo un tempo infinito però, quei fastidiosi tubicini alla gola e alla pancia, me li hanno tolti in ospedale. Mi hanno addormentato, per cui adesso finalmente riesco a parlare, mangiare e respirare da solo. Mi hanno detto che ho subito un forte trauma cranico, è questo il motivo per cui il mio corpo non si muove più come prima, spesso ho mal di testa, gli occhi si stancano facilmente, non riesco più a scrivere bene o a lavarmi da solo. Ho dovuto reimparare a fare tutto: respirare, mangiare, stare seduto, parlare, alzarmi e camminare. Anche il mio modo di parlare e la mia voce sono cambiati, per di più non riesco a ridere per davvero, mi chiedo spesso il perché. Tutti mi dicono che sono stato un eroe, che sono un guerriero, io non so se questo è vero, quello che so è che ho trascorso 8 mesi della mia vita in un centro di riabilitazione, lontano da casa, dalla mia sorellina, dai miei nonni, amici, maestre.

Ho sofferto tantissimo. Le terapie che facevo non erano così piacevoli, molte volte sono state dolorose, altre meno. Ogni giorno avevo 6 ore di attività: la fisioterapia, la logopedia, la neurospicologia, terapia manuale, psicomotricità e attività di gruppo. Io volevo tornare a casa, piangevo e mi disperavo, ma un giorno la mia mamma mi ha fatto capire che per tornare a fare le cose come prima, dovevo restare ancora per un po’ di tempo in quel centro di riabilitazione a Lecco. Mi ha confidato che eravamo molto fortunati perché quel centro era il posto giusto e che tutte quelle attività talvolta dolorose e spesso noiose, erano necessarie per tornare a fare le cose come ero abituato prima, come mi ricordavo.

Alla fine è arrivato il giorno del mio rientro a casa e delle mie meritate vacanze ad agosto. Ero felicissimo di tornare alla mia vita di prima. Mi è bastato poco per capire che quella vita prima dell’incidente, non mi apparteneva più perché sono diverso da prima! Non riesco più a camminare bene, non posso correre, non riesco a stare a galla, figuriamoci nuotare. Ho trascorso le mie vacanze estive sotto l’ombrellone, ero arrabbiatissimo! Ero in collera, perché il mio corpo non riuscivo più a comandarlo bene. A settembre sono tornato a scuola, ma non è stato come me lo aspettavo, perché non riuscivo a stare concentrato per più di 15 minuti. Adesso ho un insegnante di sostegno che mi aiuta dove io non riesco a fare o ricordare. Spesso mi dimentico le cose, così la mia mamma e la maestra di sostegno mi aiutano con schemi. Mamma mia, quanti schemi mi fanno! Questo mi aiuta è vero, ma perché non posso farlo da solo, perché devo sempre essere aiutato da qualcuno? Dovrò passare tutta la mia vita nei centri di riabilitazione o a fare terapie? Non è giusto che i bambini debbano crescere così, io non posso più giocare con i miei amici perché mi vergogno. Loro possono correre, io no! Loro possono scherzare e ridere, io non so nemmeno cosa dire! Loro mi vogliono bene, e so che mi accettano anche per come sono ora dopo l’incidente, sono io che non lo accetto! E voglio lottare ancora, ma da solo non ce la posso fare. Per questo e per altri motivi, i miei genitori non si fermano mai, cercano soluzioni per potermi aiutare ad essere più autonomo e per farmi tornare ad essere come prima e ad essere di nuovo felice. Così abbiamo trovato un centro in Slovacchia, dove faccio tante terapie nuove: lavoro tantissimo con una tuta che usano gli astronauti quando tornano dallo spazio. Quando vado in Slovacchia al Centro Adeli, mi sento un po’ meglio, i miei muscoli sono un pochino più forti, e con le sedute di ossigenoterapia in camera iperbarica, la mia memoria e la mia attenzione vanno un po’ meglio.

Faccio 3 settimane intensive di trattamenti e per essermi di aiuto devo fare almeno 3 cicli all’anno per i prossimi 5 anni. I miei genitori mi hanno detto che se riusciamo a trovare tanti, tantissimi soldi, forse dovrò fare un intervento alla caviglia del piede sinistro il prossimo anno e forse andremo negli Stati Uniti in un centro riabilitativo neurologico dove è stato anche il pilota Michael Schumacher. Chi è riuscito ad andarci, ha ottenuto ottimi risultati, insperati per molti medici.

Chissà se anch'io otterrò degli ottimi risultati? Tornerò ad essere come ero prima?

Sogno spesso di tornare a correre, giocare a calcio, pedalare in bicicletta senza rotelle, scrivere e parlare come prima…

Ogni giorno, quando mi sveglio da questi bellissimi sogni, mi dico:

“Se puoi sognarlo puoi farlo Niccolò”

Grazie di cuore a tutti quelli che potranno aiutarci.

La mamma e il babbo di Niccolò

Perché leggerlo?


Be', è una domanda - in questo caso - che ha una risposta automatica. Non solo con l'acquisto dell'antologia, aiutiamo Niccolò, ma possiamo apprezzarne i racconti, le poesie e una fiaba musicale scritti con unione e passione per la scrittura. Ogni Autore ha inserito impegno, sentimento e voglia di collaborare al fine della realizzazione del progetto. Anche i più piccolini hanno fatto la loro parte; infatti all'interno dell'antologia, ci sono i disegni fatti da un gruppo di bambini che - dopo l'ascolto dei racconti dell'antologia - ha disegnato a propria ispirazione alcuni frammenti della lettura.

Tutti insieme per Niccolò, per aiutarlo a continuare a sognare e realizzare i sogni più belli: TORNARE A ESSERE UN BAMBINO FELICE!

Grazie a tutti quelli che acquisteranno il libro, lo leggeranno e aiuteranno Nicco!

Anna Meola

L'antologia è acquistabile su tutti gli Store on-line.

Per info: www.emisferodestro.org oppure associazione@emisferodestro.org


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