Guarda, ti consiglio un libro!

Rubrica a cura di Anna Meola

Profumo di basilico...


Tramontata è la luna e le Pleiadi a mezzo della notte anche giovinezza già dilegua, e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l'anima mia Eros, come vento sul monte che irrompe entro le querce; e scioglie le membra e le agita, dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele; e soffro e desidero.

SAFFO,Tramontata è la luna (fr. 168b Voigt)


Carissimi amici,

oggi vorrei parlarvi di un'autrice che ho scoperto di recente e del suo romanzo:

IL BASILICO DI PALAZZO GALLETTI di Giuseppina Torregrossa.

Sono sincera, ho acquistato il libro più che altro perché la storia si svolge in un'isola che adoro: la Sicilia; poi sono stata attratta dalla copertina e dal titolo.

La scrittura di Giuseppina Torregrossa è impregnata di Sicilia: colori, sapori, usanze e da tutto quello che appartiene a questa terra, un giallo che coinvolge dalla prima fino all'ultima pagina.

Solo alla fine della lettura, ho scoperto che il personaggio principale - la comissaria Marò - è protagonista per ben altri due romanzi: Panza e prisenza e il sanguinaccio dell'immacolata.

Quello che mi ha affascinato nel romanzo è la sottolineatura della tipicità della cucina siciliana, con la descrizione accurata dei suoi meravigliosi piatti, uomini e donne intenti a portare avanti antichi riti, religiosi e anche culinari.

Sì, direi che in questo romanzo la cucina ha un ruolo di rilievo e privilegio suddiviso tra un rito divinatorio e un movimento sensuale, in grado di curare ampiamente l'anima.

E' un giallo al femminile, non perché destinato alle sole donne, ma perché le donne ne sono protagoniste.

Sono donne con personalità spiccata, decisa anche se per alcuni tratti con cambiamenti inaspettati. Sono coinvolte all'interno di una trama chiaroscuro che fa parte di una terra dal sole cocente, dalla marcata religione e dalla mafia. Lo fanno con orgoglio, femminilità e molta passione.


Palermo - la Cattedrale

Trama:

L'estate avvampa a Palermo, la terra è arida e i bacini a secco. Dai rubinetti, come sempre in agosto, l'acqua scende appena, sui marciapiedi l'immondizia fermenta rendendo l'aria irrespirabile, e a nulla servono preghiere e invocazioni a santa Rosalia affinché faccia piovere. I poveri si muovono nei bassi come fantasmi nella polvere, i più abbienti hanno già lasciato i quartieri alti per le loro ville al mare. Nell'attesa della festa in onore della patrona della città, Marò, da poco promossa a capo del gruppo "antifemminicidio", porta avanti con riluttanza una nuova complessa indagine su un omicidio avvenuto il giorno di Ferragosto. Non attraversa un periodo felice, la commissaria. La promozione, anziché gratificarla, l'ha resa insicura, come non si sentisse all'altezza di quella nuova responsabilità – e in cuor suo desidera smettere "la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera"; la turbolenta relazione con Sasà, sempre più intrattabile da quando il questore l'ha spedito in un sonnacchioso commissariato dove nulla funziona e nulla accade, pare volgere al tramonto fra risentimenti, incomprensioni e défaillance sessuali. Gli anni passano veloci, troppo, e forse quell'uomo bizzoso, un tantino rozzo e grossolano, è l'ultima possibilità che le rimane di crearsi una famiglia. È per questo, perché la sua vita è a un punto morto, che Marò avrebbe preferito non occuparsi del caso? Intanto l'indagine, inaspettatamente, le sta mettendo sotto il naso man mano elementi che sembrano avere bizzarre implicazioni con la sua vita privata. Quale svolta l'attende in fondo a questa estate "che non lascia presagire nulla di buono"?





Giulia infilò le mani tre le foglie fitte del basilico, si levò immediata una fragranza fresca e golosa e per tutto il corpo le corse un brivido di attesa. Adorava quella pianta semplice, fin dai tempi del liceo. Un giorno, durante un compito di latino, era incappata in alcuni versi di Plinio: "induce torpore e conduce alla pazzia, bisogna averne paura."







Perché leggerlo?

Il violento assassinio di Giulia è un argomento preoccupante, purtroppo, e di attualità.

Nel romanzo si affronta con equilibrio e la narrazione di Giuseppina Torregrossa non crolla mai in situazioni scontate e leggere. Anche se la morte di Giulia è un delitto passionale, violento, ne risalta la morte di una donna! La morte di una figlia, la quale madre impegnava una vita dedita esclusivamente a lei. La morte di un'amica, di un'amante... di una donna!

Il caso viene affidato alla commissaria Marò sezione anti-femminicidio anche se la stessa ha un'iniziale perplessità:


"Ispettore, noi ci occupiamo di femminicidi, no di femmine morte"

Tratto dal romanzo - Il Basilico di Palazzo Galletti


Tra le pagine dell basilico di Palazzo Galletti nulla è come sembra niente è come appare...

La gioventù e la vecchiaia tengono unite le pagine del romanzo, una dopo l'altra diventando tutt'uno. Giuseppina Torregrossa ha dipinto una Palermo pulita e sporca allo stesso tempo; si ama, si odia, di cui ci si vanta e vergogna. Tutto questo si mescola con perfezione alla tragedia del giallo mediterraneo, tra a bugia e verità.

Se volete imparare il dialetto, l'autrice lo usa con una tale naturalezza, che forse dà troppo per scontato che tutti i lettori possano capirne il vero e sentito significato.


Qualche piccola nozione sull'Autrice:


Giuseppina Torregrossa è nata a Palermo. Madre di tre figli, vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent'anni come ginecologa. Con Mondadori ha pubblicato Il conto delle minne (2009, tradotto in dieci lingue), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), La miscela segreta di Casa Olivares (2014) e, nel 2012, Panza e prisenza, dove compare per la prima volta il personaggio della commissaria Marò Pajno.


Buona lettura!

Anna Meola

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