Letteratura terapeutica

Rubrica di letteratura a cura di Tiziana De Giosa

Quella notte a Villa Diodati

Quando la fantasia gotica cura le ferite del cuore


Mary non aveva ancora 21 anni quando, quella notte a Villa Diodati, piantò il seme di Frankestein, il romanzo che l’avrebbe fatta entrare nella schiera dei grandi scrittori inglesi. Nata e cresciuta in un ambiente stimolante e intellettuale, Mary è figlia di William Golding, filosofo e politico di idee anarchiche, e di Mary Wollstonecraft, intellettuale femminista. La sua mente fu nutrita ed educata nella casa paterna, circondata dai libri di casa Golding e le carte del padre. Presto la vita di Mary dovette abbracciare un triste destino costellato di morti: la madre morì subito dopo averle dato la vita e lei stessa dovette presto sopravvivere alla morte della sua prima bambina, nata dalla relazione tormentata con il poeta romantico Persy Bysshe Shelley.

Persy, seguace delle idee del padre di Mary, bussò presto alla porta di casa Golding ed è qui che conobbe Mary. Questi rimane subito affascinato dall'aspetto pallido e gotico della ragazza, dalla sua mente vivace e stimolante e, pur contro il volere del padre di lei, i due iniziarono una relazione amorosa clandestina. La giovane Mary gli si donò senza restrizioni e con lui scappò per un viaggio in Europa seguita dalla sorellastra Claire, figlia di seconde nozze. In quei giorni la giovane Mary ignorava che il suo Persy fosse già sposato e che la moglie era in attesa del loro bambino. Pur quando ne venne a conoscenza non fu in grado di rompere questo legame con quest’uomo affascinante e per tanti aspetti complicato. La moglie di Persy, rimasta oltremodo delusa e ferita dalla relazione extraconiugale del marito, si tolse la vita lasciando Persy libero di sposarsi con Mary che, nel frattempo, aveva dato alla luce la loro bambina che, purtroppo, morirà poco tempo dopo la nascita.

Il dolore incommensurabile di una madre che perde una figlia si trasformerà in una ferita insanabile che non diminuirà il suo dolore neppure dopo la nascita del secondo figlio. È con questo secondo figlio in braccio e le sue morti nel cuore che, quel giorno di maggio del 1816, Mary partì con il marito e la sorellastra Claire alla volta di Ginevra. Lord Byron, poeta affascinante e ribelle che perderà la vita seguendo i suoi ideali romantici, aveva affittato una villa nel continente e vi si era trasferito, invitando alcuni suoi amici a trascorrere un po’ di tempo con lui a Villa Diodati. Claire, tempo prima, aveva avuto una figlia da una relazione clandestina con Byron di cui il poeta ignorava l’esistenza e partirà con la sorella e Persy con la speranza di poter riallacciare il rapporto con il padre della sua bambina. A Villa Diodati Mary, oltre a Byron, incontrerà John Polidori, un giovane medico e intellettuale britannico di origini italiane con il quale condividerà speranze e disperazioni.

Un gruppo stranamente assortito, a dire il vero, che trascorreva il tempo parlando e condividendo idee, sogni, aspirazioni. Parlavano di tutto: politica, letteratura e scienza. La grande biblioteca della villa, tra l’altro rifornitissima di libri, si trasformò in un luogo di conforto e di fuga dalla noia dove trascorrere le serate leggendo storie gotiche popolate di fantasmi e di personaggi effimeri e spettrali.

Quella notte tra il 16 e il 17 giugno, dopo il tedio di giorni e giorni di pioggia, con fulmini e temporali che li avevano bloccati dentro casa, Byron lanciò quella sfida che divenne leggendaria: scrivere in poco tempo la storia più terrificante di tutti i tempi. La combriccola tutta accettò la sfida e subito si mise al lavoro, chi portando avanti l’idea chi abbandonandola ben presto. Anche Mary fu contenta di cimentarsi in questa impresa e lasciò che il suo interesse e stupore per le nuove scoperte della scienza portate avanti da Galvan, con il suo studio sulla contrazione muscolare indotta da una scossa elettrica, avvolgessero cupamente la sua immaginazione. Erano anni di lento sviluppo per la scienza che pian piano si faceva strada cercando una propria dimensione; l’idea di poter riportare in vita un corpo grazie alla corrente elettrica aveva stimolato la curiosità e la paura di tanti. Fu così che inconsciamente Mary decise di mettere su carta il suo dolore e riportare in vita quel corpicino fragile che l’aveva abbandonata così presto. Il suo cuore di madre avrebbe dato qualsiasi cosa per riportare in vita il figlio.


Non potendolo realizzare nella vita, ella decise di renderlo possibile nel mondo magico della fantasia: creò il dottor Frankestein, uno scienziato dallo spirito necrofilo che girava per i cimiteri dissotterrando cadaveri, alla ricerca di teste, braccia, mani, occhi, labbra e organi. Questi scelse gli occhi più belli, un naso perfetto, le labbra più sode e carnose che poi mise insieme creando quella che chiamerà “la creatura”, il suo esperimento di riportare in vita chi è già morto. Per un aspetto sinistro della realtà l’essere che questi riesce creare non è bello e perfetto, bensì un’aberrazione. Ma al dottor Frankestein poco importava e, volendo sfruttare l’energia incalcolabile rilasciata dai fulmini durante un temporale, creò un metodo per catturarla e riversarla nel corpo senza vita della Creatura. Tutte le sue conoscenze nel campo fisico e scientifico lo avevano trasformato in un moderno Prometeo che si accingeva a rubare il dono più prezioso al suo dio: la vita.

La Creatura appena venuta al mondo è spaventata e scappa via. Esce da quel tetro e freddo laboratorio e si butta nel mondo terrorizzando chiunque incontri. Fugge e cerca invano un nascondiglio: il mondo è contro di lui, lui che non ha chiesto di venire al mondo, lui che non ha intenzione di fare male a nessuno, lui che neppure conosce il male. Gli occhi spaventati della gente che incontra questo non lo sanno e giudicano solo da ciò che vedono. Solo un uomo accoglierà la Creatura senza giudicarla: un cieco. Ma anche questo momento idilliaco finirà e la Creatura tornerà a vagare sola nel mondo.


La solitudine è in verità il mostro più orribile e temibile che qualcuno possa conoscere e la Creatura tornerà dall'uomo che gli aveva dato la vita chiedendogli una compagna che gli potesse essere vicino e gli facesse compagnia. Aggredito, insultato, cacciato e ferito dal mondo intero, non sarà in grado di sopportare anche al rifiuto del suo creatore. Frankestein è pentito per aver sfidato le leggi della natura e non vuole ripetere l’errore così si rifiuta di costruire una compagna per la Creatura. Ormai trasformato in un essere senza pietà e senza lode, la Creatura si lancerà alla caccia del dottor Frankestein per punire il suo ardire. Sì, perché dare vita a quel corpo era stato il peccato più grande che avesse mai potuto commettere contro la Natura.


La storia è emersa spontanea dalla penna di Mary diventando l’emblema delle storie gotiche tardo romantiche e genererà un filone mostruo-fantastico che popolerà i sonni e gli incubi di tante generazioni. Ma se per i lettori la sua è un romanzo mostruoso, per Mary fu un’esperienza che l’aiutò a guarire le sue ferite e il dolore lancinante di una madre che ha perso la sua bambina. Mary aveva avuto il coraggio di affrontare così il suo abisso e affrontare la morte, accettarla, desiderarla – in alcuni casi. La morte non era più così mostruosa e il lasciar andare era, in alcuni casi, il desiderio più agognato.

La giovane scrittrice, al tempo appena ventunenne, chiuderà il suo romanzo con l’immagine della Creatura che si allontana per abbracciare il suo destino. Dopo aver spezzato la vita di colui che lo aveva creato, egli ora vuole mettere fine anche alla sua vita infame costellata di miserie e atti infimi di cui provava solo dolore e vergogna. Dentro di lui sa che quegli atti non gli appartengono, ma che cosa ci si può aspettare da un essere che esiste contro natura? La morte così tanto temuta ora è anelata, amara consolazione di una vita contro ogni ordine cosmico.

E assieme alla Creatura Mary lascia andare anche il suo dolore e riprende in mano le redini della sua fragile esistenza diventando una donna forte e resiliente, in grado di sopportare e sopravvivere alle mille altre prove che la vita aveva in serbo per lei.


Tiziana De Giosa


Lascia un tuo commento dopo la lettura: la tua opinione è preziosa!


#letteratura #libri #leggere #bookstagram #poesia #libro #book #libridaleggere #books #lettura #scrivere #booklover #instalibri #letteraturaitaliana #instabook #librichepassione #amore #romanzo #leggeresempre #frasi #cultura #citazioni #letture #reading #arte #love #literature #libribelli #scrittori #bhfyp

0 visualizzazioni

Sostienici!

IT 35 N 01030 71160 000001775744 

Sede Legale

Via Vincenzo Bellini, 19

56028 San Miniato Loc. San Donato (PI)

C.F. 91048370489

E-mail: associazione@emisferodestro.org

Pec: emisfero.destro@pec.it

Tel. 0571 1612284

Cel. 370 3762526

Inserisci il tuo indirizzo email per ricevere la newsletter ed essere aggiornato sulle nostre iniziative. Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali secondo il d.lgs 636.

  • Facebook Basic Black
  • Black Instagram Icon

© 2018 by Associazione Culturale Emisfero Destro. Proudly created with Wix.com