Letteratura terapeutica

Rubrica di letteratura a cura di Tiziana De Giosa

Amabili resti

Il dolore ha bisogno di essere ascoltato ma dopo bisogna privarlo del posto di guida e farlo accomodare accanto a noi.


Si scrive per se stessi o per un pubblico? La scrittura è comunicazione e quando scriviamo lo facciamo perché c'è un qualcosa che abbiamo dentro e che ha bisogno di uscire fuori. Lo abbiamo fatto tutti quanti, almeno una volta nella vita. Dopo che quelle parole sono uscite tutto era più leggero, come buttarle fuori avesse scaricato il nostro stomaco e le nostre spalle da un macigno insopportabile. Scritte o parlate le parole sono terapeutiche, curatrici, sia per chi le produce che per chi le accoglie.


Quando Alice Sebold si iscrisse all'università per studiare lettere non immaginava certo che un giorno quelle pagine stampate avrebbero raccontato una delle sue esperienze più devastanti, sia come donna sia come essere umano. La sua vita stava trascorrendo tranquilla quando un giorno, attraversando una galleria sotterranea, fu aggredita e stuprata. La paura, il disgusto, la rabbia si trasformarono in mostri impalpabili ma invadenti, talmente presenti da impedirle di continuare una vita normale.

Alice abbandonò l’università per alcuni mesi nella disperazione di ritrovarsi e raccogliere i frammenti della sua giovane vita che, prima così piena di speranze, ora si distendeva davanti ai suoi occhi insipida e incolore. Cambiò città, poi tornò per finire gli studi per poi riparte e andare altrove cercando di sfuggire da una parte della sua vita che, invece, le rimaneva attaccata come un’ombra. Un trauma non ascoltato non guarisce da solo e il suo peso portò Alice a trovare un momento di pace in un paradiso artificiale.

In questo periodo diventa la sua piccola isola felice, un posto dove potersi rifugiare e sfogarsi, buttare fuori il caos che le albergava dentro. Alice ha 36 anni quando pubblica Lucky, il suo primo romanzo e il suo primo insuccesso editoriale. Lucky è un romanzo autobiografico, un urlo arrabbiato contro la violenza che aveva subito. Il poliziotto che l’aveva soccorsa dopo lo stupro le aveva detto che era stata Fortunata (Lucky, in inglese) perché era sopravvissuta: proprio in quella galleria era stata stuprata e uccisa un’altra donna. Quel Lucky diventa un urlo di ribellione contro chi le aveva frantumato la vita e lo aveva fatto con tante altre donne. Un’autobiografia sicuramente sentita nel profondo ma il troppo coinvolgimento di questa esperienza aveva reso afasica la sua capacità narrativa e quelle pagine si trasformarono in una mera protesta. Sebbene l’idea fosse buona, e narrasse di una esperienza sfortunatamente condivisa da tante altre donne, Alice però non era riuscita a trovare il giusto distacco emotivo per trasformare quell'esperienza in narrazione.

Ma Lucky non fu un lavoro inutile.

Dopo quell'esperienza terapeutica che era riuscita a placare un po’ la sua rabbia, Alice era finalmente in grado di distaccarsi emotivamente da ciò che le era accaduto e a trasformarlo in narrazione. Dentro di sé sentiva ancora il bisogno di parlarne, parlarne ancora e a più gente possibile. Quel bisogno così spingente la portò a concepire Lovely Bones, un titolo magicamente tradotto in italiano in Amabili resti.


Alice, con questa storia, ribatte ancora sull'argomento dello stupro ma lo fa con un cuore placato, in grado finalmente di narrare e non solo raccontare. Questa volta lo fa indossando i panni di Susie.

Susie Salomon è una ragazzina di 14 anni che ha i sogni e le paure di un normale adolescente. Per andare a scuola deve attraversare un campo e passare accanto alla casa di uno strano e solitario vicino dall'aspetto innocuo. Un giorno quest'uomo l’avvicina con una scusa, la violenta e infine la uccide. Seppellisce il suo corpo non lontano da casa, sotto gli occhi di una comunità ignara.

La storia viene raccontata da Susie che parla dal suo paradiso personale e indaga sulla sua morte cercando di trovare il modo per avvertire i suoi genitori che lei sta bene e che è stata uccisa e seppellita non lontano da casa. Non c’è rabbia violenta, in Susie, perché ora la rabbia di Alice ha avuto modo di emergere e quindi di placarsi. Ora c’è solo la voglia di lasciar parlare questa vita spezzata sul nascere, e con essa la sua amica del cuore e quel suo primo amore non vissuto.


Amabili resti sarà un successo planetario con più di 12 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Dopo poco più di un mese dalla prima edizione del romanzo il famoso registra francese Luc Besson vuole comprare i diritti cinematografici della storia per poterla portare nelle grandi sale. Ed è così che milioni di persone leggono, ridono e piangono con la sua storia portando la sua voce in milioni di case.

In un’intervista la Sebold disse: “... se avessi la possibilità di cancellare quanto mi è capitato lo farei senza indugio e in mancanza di una gomma che me lo consenta ho trovato, con grande fatica, una strada possibile solo nella scrittura”. Era finalmente riuscita a mettere da parte l’odio e il rancore del suo primo romanzo per abbracciare la sua tragedia personale, l’incredulità e la rabbia. Non c’è accusa e non viene puntato il dito sul genere maschile. C’è solo una donna in grado di guardare alla sua vita con delicata distanza, senza l’oppressione di un trauma accecante che vuole solo giustizia ma con la responsabilità di una denuncia sociale senza la maschera della vergogna.


Alice Sebold riesce a farlo vestendo gli abiti di una ragazzina di 14 anni a cui è stato tolto tutto in un momento in cui si era appena affacciata alla vita. Lo fa con l’innocenza e l’assenza di rancore di una bambina che non si sofferma tanto sul cosa è successo ma sul come. La sua diventa così una narrazione salvifica per sé e per gli altri. Quel trauma che aveva alterato il suo stato emotivo e psicologico e soffocato la sua capacità narrativa ora si è messo da parte per lasciare spazio alla vera narrazione.

Tiziana De Giosa


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