Letteratura terapeutica

Rubrica di letteratura a cura di Tiziana De Giosa

È possibile rimanere se stessi pur cambiando?

Io prima di te, uno dei più grandi successi di Jojo Moyes, attraverso l’esperienza di Louisa ci fa comprendere che crescere e migliorarsi non vuol dire rinnegare se stessi.


Perché amiamo leggere le storie? Perché amiamo immergerci nelle storie dei nostri romanzi? Perché alcune storie ci rimangono incollate sulla pelle mentre altre ci scivolano via?

Quando apriamo un libro, anche se non ce ne rendiamo conto immediatamente, tutto quello che vogliamo è volare via da dove siamo, entrare in un altro mondo, vivere quelle cose che non possiamo vivere e che invece ci piacerebbe davvero tanto. Umberto Eco, uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, diceva: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo Sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la letteratura è un’immortalità all’indietro.”


Riusciamo a vivere 5000 vite perché quando apriamo un libro e iniziamo a leggere una storia ecco che si attivano i nostri neuroni specchio e diventiamo noi l’eroina o l’eroe della storia che stiamo leggendo. Esattamente come successe a Sebastian della Storia Infinita noi cavalchiamo i draghi bianchi, poi diventiamo Re Artù per poi saltare sulle spalle dei giganti o in una prigione in fondo all’oceano. La nostra mente non è in grado di distinguere la realtà dall’immaginazione così non sa se sta vivendo davvero quella avventura o la sta solo immaginando.

Dite che è folle? Che questo succede solo ai pazzi? Provate a pensare a quella volta che un vostro caro amico ha fatto quella caduta ridicola e vi siete sbellicati dalle risate. Quante volte avete ricominciato a ridere solo ricordando l’evento? Basta solo un ricordo perché il nostro cuore inizi a battere di emozione, le nostre gambe tremino dalla paura. La nostra mente non ha bisogno di rivivere le cose mille volte quando ha la possibilità di usare il ricordo e quindi l’immaginazione. Che cosa meravigliosa!

Perché quando leggiamo non siamo passivi ma diventiamo noi stessi protagonisti di quella storia. È proprio per questo che le storie ci fanno piangere, ridere o, semplicemente, ci fanno stare bene.

A volte capita che alcuni personaggi sono tanto diversi da noi eppure anche con loro riusciamo a stringere un forte legame che ci spinge ad accompagnarli per tutta la storia. Succede anche leggendo la storia di Louisa Clark, la protagonista di “Io prima di te”. Il titolo di questo libro, a firma di Jojo Moyes, già preannuncia quello che ci accadrà, se ci immergeremo in questa storia. Il titolo ci introduce una trasformazione, oserei dire profonda, talmente grande che quel “io” è diventato un’altra persona. Se la trasformazione è venuta in bene o in male, questo ce lo diranno le pagine.


Louisa è una ragazzina che assomiglia a tanti di noi. Vive una vita normale, ha una famiglia abbastanza tranquilla, una sorella, un fidanzato e un lavoretto in un locale che gli permette di dare una mano a casa. Vive in una piccola cittadina e, come tante ragazze lontane dalle grandi città frenetiche e risucchianti, non ha grandi aspirazioni se non quelle normali: un buon lavoro, il matrimonio, magari dei figli.


Louisa è giovane e piena di vita. Quello che colpisce di lei è il suo entusiasmo, la sua gioia, la sua voglia di vivere e la sua capacità di affrontare i problemi con un sorriso. Magari fossimo tutti così, vero? Noi invece ci facciamo prendere dai problemi della vita che spesso spengono il nostro sorriso. Ma non ci dà fastidio vedere tutta questa gioia in Louisa perché la sua semplicità è disarmante: lei è così e non le importa di quello che pensa la gente. Lei è la ragazza che ha sempre una parola buona per tutti, che indossa scarpe bizzarre e si veste come più le piace. Più la conosciamo e più ci innamoriamo segretamente di lei mentre, leggendo la sua storia, diventiamo come lei. E invidiamo il suo buon umore, il suo coraggio di essere se stessa. Ma lei non è lontana. No. Pian piano Louisa entra dentro di noi tanto che anche noi cominciamo a sorridere, a piangere, a sognare e a disperarci ma questo non ci lascia mai un retrogusto di amarezza. Mai.

L'Autrice Jojo Moyes

Louisa perde il lavoro e questo è un grosso problema per se stessa e per la famiglia. Così inizia a cercare ovunque ma la piccola cittadina non offre grandi possibilità. Poi la fortuna bussa alla sua porta e Louisa trova lavoro presso una famiglia: si deve occupare di un giovane ragazzo, ricco, bello e dal carattere impossibile che la vita ha voluto su una sedia a rotelle. Quell’incidente che gli ha strappato la possibilità di vivere una vita normale e lo ha lasciato paraplegico gli ha tolto anche ogni voglia di vivere. Così i due mondi si scontrano: quello di lei (semplice, pieno di colori, di voglia di vivere) e quello di lui (scuro, complicato, doloroso, in attesa di una morte che non arriva).


La storia di Will (questo il nome del ragazzo) è toccante e non riusciamo mai a giudicare il suo cattivo carattere, la sua rabbia, il suo rifiuto della gente perché non puoi non capire la sua situazione e, in fondo, iniziare anche a volergli bene. E lo accompagni in ogni cosa che fa, nei suoi problemi quotidiani, nei suoi dolori, nella sua famiglia, in quella ricchezza che non è in grado di comprare la salute e la felicità. Però poi pian piano ti lascia avvolgere dalla forza di Louisa che, grazie alla sua umiltà e dal suo buon cuore, si lascia guidare da Will che educa la sua mente e la apre verso nuovi orizzonti. Will non la vuole diversa bensì vorrebbe che i suoi occhi si riempissero di nuovi colori e il suo cuore di nuove sensazioni. È una relazione che modella e che migliora, che la rende più consapevole e più ricca, e non nel conto in banca.


Quando lui la storia con Will finirà e lei tornerà alla sua vita di sempre non vedremo più la Louisa delle prime pagine ma una Louisa diversa, rinnovata, più forte in alcuni aspetti e in altri più fragile. Assieme a lei siamo cresciuti anche noi, assorbendo il suo buon umore, la sua gioia di essere se stessa e di non importandosene nulla se il suo fidanzato ride delle sue calze gialle e nere che la fanno sembrare un’ape perché lei è così e sta bene così. Leggendo la sua storia siamo diventati anche noi come lei e magari ci siamo ritrovati a indossare nuovamente quel capo che ci piaceva tanto ma che, per un motivo o per un altro, ci hanno criticato. Ci siamo ritrovati a sorridere, a non perdere il buon umore come in una sorta di imitazione. Perché quando entri in una storia e vesti il ruolo del personaggio non puoi non portarti la storia in tasca e farla diventare tua. Così anche tu diventa un po’ Louisa Clark e quella nuova identità te la porti nella tua vita.


Quando chiudi il libro poi scopri che anche tu non sei più la stessa persona perché hai iniziato a non vergognarti di essere quello che sei e speri che ci sia un Will nella tua vita. Ecco, mi direte, la solita storia del principe azzurro che salva la povera straccivendola. No. Perché tu Will in realtà non lo vorresti perché Will ha tanti di quei problemi che difficilmente avresti voglia di portarli nella tua vita ma vorresti un Will che ti aiutasse a crescere, a migliorare, ad aprire la finestra della tua vita e affacciarti a nuova vita. E sai che quel percorso lo puoi fare solo tu e nessuno ti chiede di cambiare perché se tutto questo accade è proprio perché tu sei quello che sei. Però puoi diventare migliore, puoi aspirare a una vita più ricca, fatta di colori, luci e ombre, certo, purché sia vita.


E quando riponi quel libro nello scaffale rimani a guardare il dorso della copertina, leggi il titolo e indossare mentalmente quel paio di calze gialle e nere da ape e ne sei orgogliosa. Sei orgogliosa di essere te stessa, esattamente come sei, al di là del giudizio della gente. Orgogliosa di te stessa, certo, ma pronta a migliorare, diventare la parte migliore di te stessa. Basta solo un paio di calze nere e gialle.

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