SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl



PENNY NON È SELVATICA


Da Penny al suo progenitore selvatico e viceversa

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“C’era una volta un gatto…”


Sarebbe l’inizio perfetto per una fiaba dai risvolti stravaganti e misteriosi.

Adesso vi svelo un segreto: l’unico mistero che ammanta il gatto è racchiuso in questo interrogativo: COME MAI UNA SPECIE SUPER SOLITARIA È DIVENUTA AMICA DELL’UOMO? Il progenitore di Penny, la protagonista del primo articolo di etologia felina che vi propongo, è il Felis silvestris, uno degli animali più schivi di questa terra.

Penny a 2 mesi


Il gatto selvatico non sfugge solo alla vista dell’uomo, ma pure dei suoi simili. Se non fosse per l’impellenza di accoppiarsi – e vi assicuro che madre natura ha dovuto impegnarsi molto per escogitare un sistema per far incontrare maschi e femmine – questo voler stare per conto proprio avrebbe causato l’estinzione della specie ancor prima di nascere.

Ma allora come mai Penny, abbandonata dal manigoldo umano di turno, si è fiondata nel mio giardino senza pensarci un secondo?

E soprattutto, se Penny fosse stata selvatica perché si sarebbe allontanata dal mio giardino alla velocità della luce?

La ragione è che lei è un Felis Catus, sottospecie del pro-genitore selvatico africano.

Ma perché poi ci interessa tanto tirare in ballo il progenitore del gatto di casa?


Penny a 3 mesi


Perché quest’ultimo, il gatto che conosciamo oggi, ne ha conservato quasi tutti i comportamenti, come se millenni di contatto con l’uomo fossero stati noccioline.

Qualche migliaio di anni fa avvenne che alcuni individui di gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica), “decisero” di avvicinarsi all'uomo al di là di ogni ragione plausibile. Eccolo, il vero mistero!

Che fosse interessato alla concentrazione di roditori, attirati dalle scorte umane di cereali, non è così plausibile come sembra, poiché un animale di natura schiva avrebbe potuto benissimo rimanere tale anche se l’uomo gli avesse offerto manicaretti succulenti su vassoi d’argento! Infatti l’attuale gatto selvatico non si avvicina all'uomo nemmeno se, per assurdo, muore di fame. Il che è impossibile, e lo è sempre stato, visto che i roditori non mancavano, mancano e mancheranno mai.

Allora è la varietà F. lybica, il selvatico africano, ad aver avuto qualcosa in più, o meglio, qualcosa in meno, rispetto ai cugini europei e asiatici, ovvero una inferiore paura dell’uomo. Quel pizzico sufficiente a favorire il miracolo che MAI sarebbe avvenuto: il magico avvicinamento spontaneo alla specie umana.

Negli anni 60 alcuni ricercatori americani condussero un esperimento per capire se il gatto selvatico fosse addomesticabile come il F. catus. Presero alcuni gattini selvatici europei, e li allevarono in casa, ben sapendo che ogni gattino domestico socializza con l’uomo quando manipolato entro le prime 7 settimane di vita, dopodiché il patto d’amicizia è sancito.

Ebbene quei gattini selvatici, nonostante le precoci e continuative manipolazioni, nonché le cure “materne” dei ricercatori, divennero aggressivi e ingestibili nel giro di un paio di mesi, così li dovettero liberare di gran carriera!


Gattino domestico di 1 giorno. Perdonatemi se, per ovvie ragioni, non possiedo foto di gattini selvatici.


Dunque il selvatico europeo non si può addomesticare.

L’unica specie selvatica da cui può discendere il domestico, perciò, è quella africana. È altamente plausibile che alcuni individui particolarmente socievoli si siano auto-addomesticati.

Oggi la passione e la pazienza degli etologi sono al nostro servizio per raccontarci i come e i perché della gamma comportamentale di “sua maestà il GATTO”.

Nel giro di soli vent'anni essi hanno abbattuto pregiudizi, miscredenze e leggende assurdi e sciocchi. Peccato che esista una latenza di decine di anni fra ciò che la scienza divulga e ciò che la massa recepisce. In altre parole, oggi persiste con arrogante disinvoltura una conoscenza del comportamento del gatto vaga, imprecisa e grossolana. Si sbaglia approccio, gestione dell’ambiente, comunicazione e prevenzione di disagi emotivi e fisici. Il gatto, poi, dissimula per istinto di sopravvivenza il disagio fisico, per cui ci accorgiamo che sta male quando la malattia è fin troppo avanzata.

Urge davvero fare della corretta cultura felina.


Penny oggi, intenta a pattugliare il confine col suo rivale n. 1, un cagnolino che brama di uccidere tutti i gatti del vicinato.

E adesso torniamo a Penny, la quale nel frattempo si chiede che razza di protagonista sia, se ho ciarlato di tutt'altro.

Sia chiaro che lei è un individuo. Ha temperamento e preferenze sottilmente soggettive, seppure espressi all'interno di una trama comune a tutti i conspecifici, quella cioè dei cosiddetti comportamenti stereotipati, più comunemente noti come istinti. Il comportamento animale dipende sì dal'’istinto specie-specifico, ma l’ambiente e le esperienze forgiano caratteri dalle sfumature esclusive. Come dire che il carattere di un bambino è influenzato da geni paterni e materni, luogo di nascita, educazione familiare e cultura/società nel quale cresce. Genetica + ambiente forgiano le individualità.

Penny era competitiva fin da piccina. Ricordo che soffiava e sputava ai miei 10 gatti, adulti e vaccinati, per difendere la sua ciotola! Il che ci dice che suo padre è un bel po’ audace, perché è dalla genetica paterna che si eredita questa caratteristica.


La fanfarona ha vissuto l’esperienza di restare un giorno e una notte (il tempo di riuscire a trovarla) in cima a un albero distante 300 metri da casa, perché non riusciva a scendere!


Inoltre è molto territoriale! Non crediate che abbia detto un’ovvietà. La territorialità è certamente un dato intrinseco del gatto, però alcuni la manifestano con più o meno foga. Questa splendida trovatella simpatizza con l’eclettico Luì, un tipetto tanto invadente e petulante quanto bello!


Luì, 9 anni, semplicemente magnifico


Ma questo è un altro individuo e dunque tutta un’altra storia.

I gatti diventano amici o nemici per affinità che nessun uomo potrà mai capire. Tuttavia l’assonanza fra gatti è più rara della DISsonanza, perché il gatto resta pur sempre un irriducibile solitario, anti-gregario, refrattario alla gerarchia e geloso dei suoi spazi di ritiro. La solitudine lo fa sentire al sicuro e nessun amico è invitato a condividere le pratiche che ogni gatto vuol fare da solo; un paio di esempi: cacciare e alimentarsi.

Snella, spilungona e sexy, questa bella gatta di un anno e mezzo è felicemente sterilizzata. Ciò le dà ampia libertà di vivere la sua insaziabile energia giovanile, senza “l’obbligo” ormonale di soggiacere alla follia estrale.

Un momento schizza sulla cima di un albero e l’altro è pronta ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.


Barbara Stavěl


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