SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

LUÌ NON È DOMINANTE

Un gattino tutto solo in mezzo al traffico




Per dare un senso di continuità alla rubrica dedicata a Sir Gatto, oggi vi parlerò di Luì, nominato di sfuggita nello scorso articolo.




Avrà avuto 2 mesi quando lo vidi vagare in città, per dirla tutta a breve sarebbe finito sotto un’auto. Era ben nutrito, pulito e socievole, quindi era chiaramente smarrito. Così, gattino in braccio, bussai porta dopo porta.

Se trovate un gattino molto piccolo in giro per il mondo solo due sono le ragioni: o è stato abbandonato o è uscito di casa inavvertitamente, e se è così non si è allontanato di molto, perché i gattini di quell'età non si spingono lontano.

Era come pensavo. Una donna giovane mi aprì con aria affaccendata e mi confermò che era suo. Disse che “era abituato a uscire” (errore, un micino di 2 mesi è come un bambino di 5 anni, quindi va protetto!), ma subito dopo mi offrì di “regalarmelo”. Dovendo occuparsi di due bambini, un cane, un pappagallo e un marito, mi disse esplicitamente che non ce la faceva a badare anche al gatto. E fu così che lo adottai.

Una delle cose più sbagliate del mondo è strappare un gattino a mamma gatta appena svezzato.

In tutta franchezza posso affermare che si tratta di un atto di violenza e ciò sta alla base della maggior parte dei cosiddetti “disturbi comportamentali del gatto adulto”.

Fin troppe persone esigono di adottare gattini troppo piccoli, convinte, a torto, che si formi un legame più profondo.

Ora, immaginate che siate un bambino di 5 o 6 anni e che qualcuno vi porti via, mentre mamma prepara il tè in cucina. Nel nostro mondo si chiama rapimento di minore. Ma i gatti sono animali, non è vero? Può la legge andare a preoccuparsi per i gattini?

A ogni modo, nel mondo del gatto è la madre a decidere quand'è il momento di staccare i cuccioli da sé. A guidarla è l’istinto, sempre impeccabile; se la piccola famiglia felina vive in casa, dove il cibo è costante e l’ambiente confortevole, non ci sono motivi per avere fretta, così la gatta può mantenere il legame anche fino a 5 mesi. E quant'è importante!

Se la natura ha dato a un animale un istinto da seguire, scandito da fasi temporali che solo l’animale sa stabilire, vuol dire che quel comportamento è corretto, sia in termini di evoluzione della specie[1], sia in termini di equilibrio fisico ed emotivo individuali[2].

Sono secoli, anzi millenni, che la maggior parte del genere umano fa degli animali ciò che vuole. Questo antropocentrismo è duro a morire. Ma portarsi a casa un batuffolo dai movimenti non ancora perfettamente coordinati è puro egoismo, è crudeltà. Ogni volta una gatta cerca il suo piccolo miagolando per giorni, la qual cosa le crea sofferenza, perché il distacco è avvenuto prima del dovuto e in lei è presente un legame di attaccamento ancora forte. E ogni volta un gattino si trova sbalzato altrove, cerca l’odore materno, unico riferimento di sicurezza di tutto il suo mondo, e prova smarrimento per giorni e giorni. L’umano pensa che il gattino superi e dimentichi tutto, invece quel trauma, avvenuto nel momento critico dello sviluppo, crea lacune incolmabili, che puntualmente si manifesteranno in futuro.

[1] l’evoluzione che promuove i comportamenti che favoriscono la prosecuzione della specie. [2] la sopravvivenza in natura si basa sul perfetto equilibrio psico-fisico.

Si chiama omeostasi.


Lo chiamai Luì, perché era piccolo come un uccellino, insomma come un Phylloscopus collybita.

In principio era mansueto, ma già si notava un temperamento risoluto e fin troppo audace, inoltre era iperattivo (tipico dei gattini orfani).



A quei tempi non avevo ancora intrapreso alcuno studio etologico e di gatti sapevo solo ciò che osservavo. Era un bagaglio decisamente insufficiente, infatti non lo inserii nel modo corretto in quello che era territorio di altri sei gatti. Qualcuno lo prese a sberle, molti soffiarono a volontà, ma durò solo qualche giorno. La mia ignoranza stabilì che dopotutto era andata benone.

Invece, nel giro di pochi mesi, Luì cominciò a esibire comportamenti un po’ aggressivi nei confronti dei suoi conspecifici e poco dopo mi accorsi che aveva sconvolto l’equilibrio sociale dell’intero gruppo preesistente. Alcuni iniziarono a temerlo, a provare ansia in sua presenza, anche se, a un occhio inesperto, la situazione appariva del tutto normale. L’ansia da conspecifico si capisce subito, ma è sottile: colui che ha paura dell’altro si tiene a distanza di sicurezza, smette di fare ciò che sta facendo (es. mangiare, giocare, leccarsi), segue ogni suo spostamento con lo sguardo (testa lievemente abbassata, sguardo preoccupato), lascia la stanza ogni volta che il “soggetto pericoloso” vi fa il suo ingresso, muovendosi molto lentamente. Nei casi peggiori cerca un rifugio, così, talvolta, ci accorgiamo che il tale gatto, prima sempre visibile, cambia abitudine, si occulta spesso e volentieri dopo l’arrivo di quello nuovo.

Dovete sapere che il gatto NON È ASOCIALE (concetto da rimarcare a caratteri cubitali, perché persino molti biologi e zoologi si sbagliano); è SOCIALE FACOLTATIVO, vale a dire che sceglie di esserlo in determinate circostanze. Vero è che la socialità delle specie gregarie è molto diversa, tanto che, come ben sappiamo, il gatto non riconosce la gerarchia, la quale è necessaria solo per far funzionare la vita in branco. Pertanto, quando parliamo di gatto, il concetto di DOMINANZA è profondamente errato.

Luì cresceva forte e sano, ma con la tendenza di fare il gradasso. Inoltre era mordace e non sapeva giocare ritraendo le unghie. Osservate la foto. Se un gattino gioca solo con pupazzi non impara il corretto uso delle proprie armi, ovvero denti e artigli. Se invece gioca coi fratellini finché natura esige, impara di possedere armi che non vanno usate in modo indiscriminato. Tra fratellini, ogni volta che uno produce dolore all'altro, quest’ultimo abbandona il gioco. Ed è così che ogni gatto apprende un concetto basilare: gioco + graffi e morsi = fine del divertimento.

Per contro, Gioco + artigli retratti e morsi controllati = ci si diverte un casino.

Foto: con la lotta si impara a usare le armi feline

Oggi Luì è uno splendido gatto di 10 anni, un vero “rubacuori” per molti umani. In seguito, in questa casa si sono aggregati tanti altri gatti e altrettante sono state le rivoluzioni sociali all'interno del gruppo.

Oggi non possiede più il primato di “impiastro-gradasso”, poiché taluni, provenienti da situazioni peggiori e dotati di temperamento genetico più audace, lo mettono perfino a disagio, cosa che prima era sua indiscussa specialità.

Sin dall'inizio, l’unico rapporto di serena convivenza avvenne col mio primo gatto da donna adulta, l’attuale diciassettenne Nio. Di questi due c’è davvero molto altro da raccontare.

Attraverso le poliedriche personalità dei miei gatti vi guiderò nell'affascinante mondo dell’etologia felina, una branca piuttosto giovane, ma decisamente affascinante e promettente, interamente dedicata al comportamento della specie Felis catus, il gatto domestico.


Foto: il primo incontro fra Nio, 7 anni, e Luì, 2 mesi

Barbara Stavěl


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