SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

GATTO FINTO O GATTO VERO?

PRIMA DI TUTTO è UN FELINO!



GATTO FINTO O GATTO VERO? Questo è il dilemma!

Vi svelo cos’è il Felis catus (gatto domestico) in 10 punti.

Siamo a una svolta epocale. Studiosi e ricercatori hanno in mano un bel po’ di informazioni in più rispetto agli ultimi 50 anni, coi quali finalmente è possibile compilare un profilo affidabile della specie più diffusa nelle case dell’uomo.

La svolta da compiere da noi umani comuni è recepire l’identikit e resettare le informazioni tramandate per secoli, tutte sbagliate.

PRIMO: il gatto non è un animale la cui gestione è facile come si crede da secoli, a meno che il suo territorio si gestisca secondo le sue modalità e necessità. Queste necessità sono perlopiù sconosciute.

SECONDO: non è un animale da salotto, anzi ha tutta una serie di esigenze comportamentali che, fin troppo spesso, non è reso in grado di esibire, finendo per essere portato a stressarsi, deprimersi e, alla lunga, ammalarsi.

TERZO: è tutt’altro che comprensibile ai più, perché non ha “ancora” avuto la necessità di sviluppare una forma di comunicazione intuibile a una specie sociale quale noi siamo.

QUARTO: è un felino, e come tale non è un pupazzo. Se non vuole essere accarezzato o preso in braccio ha i suoi validissimi motivi, che non si ascrivono a rabbia, egoismo o dispetto.

In quanto predatore, cacciare è una delle più naturali attività. Tale istinto non è innescato dalla fame ma dal movimento di possibili prede. Topolini, lucertole e uccellini ci fanno pena, ma non possiamo amare i gatti finché non accettiamo questo loro aspetto. Accettarlo vuol dire giustificarlo come istinto innato molto potente. La caccia è un comportamento geneticamente selezionato come primaria per la sopravvivenza, infatti è promossa da modificazioni neuro-endocrine che rilasciano sostanze responsabili del piacere (endorfine). In altre parole, cacciare e giocare – forma di esibizione tale quale quella venatoria – gli procurano una netta sensazione di piacere fisico. La natura lo ha selezionato così in milioni di anni. Impossibile cambiare.

QUINTO: ogni gatto è un individuo a sé, frutto di comportamenti innati e appresi, esattamente come ogni altro animale, uomo compreso. Il gatto di prima non potrà mai più essere sostituito da un altro. Il nuovo dovrà essere amato così com’è e mai accolto come sostituto, ma come nuovo membro della famiglia che donerà nuove e diverse esperienze di vita relazionale. I tempi di approccio fra gatti è lento e le tappe non devono essere mai bruciate.

SESTO: ogni suo comportamento è il risultato di due fattori basilari: istinto e ambiente. Probabilmente la maggior parte dei gatti che in questo momento esibiscono quelli che i loro umani ritengono si tratti di comportamenti problematici, invece sono comportamenti del tutto naturali, che però l’uomo non capisce perché ignora. Se grattare il divano è ritenuto un comportamento problematico il problema è solo dell’uomo che non accetta il gatto come tale. Alla fine un paio di tiragraffi risolverebbero tutto.

SETTIMO: non è vero che il gatto si affeziona solo alla casa, ma è vero che se lo togli dalla casa all’improvviso non gradisce, ha paura, si sente spaesato, perché gli manca ogni riferimento olfattivo che lui stesso lascia ogni giorno per mappare il suo territorio. Ed è del tutto normale che il gatto non sia rassicurato dalla sola nostra presenza, perché noi facciamo sì parte del suo territorio, ma non siamo tutto ciò che lo rende sereno.


OTTAVO: la gente insiste a volere adottare cuccioli appena svezzati e poi si lamenta se a 3 anni gli affabili cuccioli diventano scorbutici, poco socievoli e aggressivi. I cuccioli devono restare con mamma e fratellini ALMENO FINO 3 MESI, altrimenti non diventeranno bravi gatti, non apprenderanno l’ABC dell’educazione comportamentale felina, una cosa che l’uomo non potrà mai dare al gattino.

NONO: il gatto domestico discende da una delle specie più solitarie e territoriali di questo pianeta. Ringraziamo il cielo che si sia avvicinato all’uomo, ma teniamo sempre presente le sue origini. Queste sono tutt’ora molto radicate e poco mutate da quando era una specie selvatica.

DECIMO: alcuni fra i comportamenti più normali e insieme fraintesi dall’uomo. Sono comportamenti adattivi che si manifestano quando l’uomo gestisce male il suo ambiente. Farsi le unghie su divano, porte, stipiti e mobili all’ingresso, buttare la sabbietta fuori dalla cassettina, ribellarsi quando accarezzati più del loro grado di sopportazione, ribellarsi se trattenuti, ignorare tiragraffi o cucce messi nei luoghi sbagliati, fare pipì sul letto, smettere di giocare quando non stimolati, essere più attivi dal tramonto all’alba, non rispondere ai richiami, aggredire mani, braccia e caviglie, avere paura degli estranei.

Se butta fuori la sabbietta o elimina altrove, dopo avere escluso che abbia un problema fisico (visita veterinaria obbligatoria), si deve pensare che la cassettina igienica sia troppo piccola oppure che la sabbietta non gli piaccia più (anche se la usa da anni) oppure, a seguito di eventi novità (nuovo gatto, nuovo animale, nuovo membro di famiglia, ecc), non ritiene più sicuro il luogo dove si trova la cassetta, quindi occorre spostarla in un punto più discreto e silenzioso.

Il 30/40% della veglia è impiegato nella toelettatura, detta grooming. Lo scopo non è solo mantenersi pulito, ma anche stimolare la cute a secernere la sostanza che lo mantiene setoso e lucente, a evitare la formazione di grumi e a mantenere il proprio odore.

Barbara Stavěl



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