SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

TUTTI IN MONTAGNA! E IL GATTO?




Credo che questo argomento sia importantissimo. Leggetelo con molta attenzione. Siamo in pieno periodo di ferie e, anche se il COVID-19 terrà a casa molte persone spaventate o ridotte sul lastrico, ci saranno comunque gli impavidi, spinti dall’irrefrenabile desiderio di cambiare aria! Le ferie sono entusiasmanti per molti e tristi o stressanti per altri. Mi riferisco ai gatti.

Rudy, nipote felino adottato, trascorreva le ferie dei suoi “genitori” con me, nella casa da cui era iniziata la sua avventura umana. Ma crescendo era sempre più stressato. Troppi gatti, troppo territoriali.

Vediamo di entrare nella mente del gatto e cerchiamo di capire cosa si prova. Gli scenari possono essere vari. Eccoli uno per uno.


1 - IL GATTO RESTA A CASA, dove c’è il cognato, la zia o la collaboratrice che passeranno ogni giorno per cambiare l’acqua e dare la pappa. Questa è la situazione ideale, perché il micio resta nel suo territorio, con tutti i suoi riferimenti olfattivi e tutto il suo mondo! Sarebbe bello se la balia si fermasse 10 minuti in più per una piccola sessione di gioco, che sprigiona endorfine e compensa il gatto dell'assenza dei suoi amati riferimenti umani. Se la persona che va ad accudire è conosciuta, allora è perfetto. Se non lo è, gli potrebbe causare un piccolo stress, soprattutto se è una categoria umana mai conosciuta prima (per es. un uomo, se il gatto non ha mai socializzato con uomini nella fase sensibile*). Ricordiamo infatti che il gatto non riconosce bambini, ragazzi, donne, uomini e anziani come appartenenti alla stessa specie, pertanto, se vive in una casa senza persone anziane e, all’improvviso, nel suo territorio entra in scena la nonna, il gatto ne avrà timore, perché quell’individuo è letto come specie sconosciuta, quindi potenzialmente minacciosa. Per rimediare a questo problema, quando davvero disposti a tutto per il benessere emotivo del proprio gatto, non sarebbe male se, una settimana prima di partire, la persona in questione apparisse almeno 2 volte. Così, quando si troverà vis-à-vis nella casa vuota, perlomeno avrà avuto il tempo di familiarizzarci.

*La fase sensibile è una finestra temporale che va dalle 3 alle 9 settimane di vita del gattino, in cui la fiducia e l’apertura sociale sono massime. Dopo, la finestra si chiude per sempre. Se si arriva in ritardo di 2-3 settimane, è possibile ottenere una semi-socializzazione: il gatto può farsi accarezzare in certi contesti, per esempio mentre mangia o se sale sul letto. Ma non si potrà mai superare una certa soglia di fiducia.

Foto: gattino di 7 settimane. Ancora una manciata di giorni per socializzare con individui di varie specie e diverse categorie di umani.

Il gatto impara per tutta la vita, ma socializza solo entro in quella finestra temporale, più è precoce più l’imprinting sociale (che genera fiducia) è forte. Un gatto non socializzato avrà sempre timore dell’uomo. Se socializzato con animali amiche per il resto della vita.


2 - IL GATTO VA IN PENSIONE, PERCHÉ NON SI TROVA LA BALIA. Scelta molto delicata, vale la pena soffermarsi su elementi non di poca importanza. È una pensione per soli gatti (le pensioni miste sono quasi da scartare)? I gatti ospitati stanno in gabbia o dispongono di una stanzetta silenziosa e appartata? Forse non ci crederete, ma ci sono pensioni dove i gatti sono chiusi in gabbie e lasciati uscire una volta al giorno. Praticamente una galera a pagamento… e delle peggiori! Gatti sconosciuti di annusano e si vedono... un incubo! Poi vengono fatti uscire e girellare fra le gabbie. Già mi vedo quei poveri felini camminare carponi con le pupille dilatate, ma questo di solito ci fa ridere, ignorando il disagio emotivo che c'è dietro. Quindi la scelta del luogo di pensione dev’essere oculato. Oggi sorgono strutture di cat-sitting come funghi, ma occorre accertarsi che i proprietari conoscano le esigenze di questa specie. Poiché è raro, in generale, incontrare persone preparate nel mondo felino, mentre è comune che molti si improvvisino profondi conoscitori di gatti (improbabile), dovete essere voi stessi a divenire esperti! Una buona pensione deve prevedere massimo isolamento fra i gatti ospitati, una stanza privata dove sono presenti tutte le risorse che servono, l’assenza o la massima discrezione di altre specie eventualmente presenti e la cura effettuata sempre dalla stessa persona. Non dimenticate la cosa più importante: lasciate al vostro gatto una sua copertina e un vostro indumento, in modo che possa avere riferimenti olfattivi che lo facciano sentire meno spaesato e smarrito. Il vostro e il suo odore sono gli elementi più importanti… SEMPRE!

Foto: La pensione migliore non dev’essere mista (cani e gatti), perché per il gatto non socializzato col cane è spaventoso trovarsi in un luogo dove avverte l’odore di un potenziale predatore e il cane, in natura, ricorda i canidi come lupi, coyote e simili. Non sceglierei mai una pensione dove gli animali vengono “sistemati” in gabbioni. Non si può chiamarla pensione, somiglia più a una prigione. A nessun animale piace stare in gabbia. Purtroppo di “pensioni” simili ce ne sono molte e altrettanti sono i proprietari che non si fanno problemi a farvi passare i propri gatti durante le ferie.

Vi sono poi pensioni per gatti che consistono in una grande stanza in cui sono sistemate gabbie di poco più di mezzo metro accostate una all’altra. Ogni giorno, a turno, i gatti sono lasciati liberi di girellare in questa stessa stanza, sotto gli sguardi serrati degli altri “ospiti”. Penso che si dovrebbero effettuare accurati controlli prima di concedere la qualifica di “pensione” a soluzioni inadeguate simili, dove i gatti passano 1 o 2 settimane d’inferno.

3 - IL GATTO CI SEGUE IN VACANZA, NEL RESIDENCE. Si è valutata la complessità della cosa? Abbiamo capito che per ogni gatto la separazione dal proprio territorio è traumatica? Il gatto ha 4-8 mesi o è un adulto dai 3 anni in su**? È stato abituato sin da giovanissimo a viaggiare e adattarsi in nuovi spazi o ha sempre vissuto solo nel suo territorio? Siamo sicuri che per lui sia una vacanza e non una spedizione al fronte? Spesso si prende questa decisione con troppa leggerezza. Inoltre si decide pensando che il gatto sia qualcosa che in realtà non è. Il gatto non ha bisogno di cambiare aria, anzi, tutto il contrario. Per poter essere portato in vacanza senza fargli vivere uno stress, di cui non darà segni evidenti, perché l’istinto lo porta a dissimulare stress e/o malattia per non finire in pasto ai predatori, dovrebbe essere stato abituato sin da 3-4 mesi a fare piccoli viaggi gratificanti (ovviamente quelli dal veterinario non sono fra questi), dovrebbe essere abituato al trasportino, considerarlo un oggetto familiare, farvisi trasportare restando tranquillo e rilassato, i viaggi di piacere dovrebbero far parte della sua vita di routine, non basta una volta al mese per fargli restare viva l’associazione positiva. Quindi dovrebbe fare piccoli spostamenti almeno ogni 10-15 giorni, con una meta piacevole.

Capite da soli che portare un gatto di 5 anni in vacanza senza mai essere uscito dal suo territorio (le pareti di casa vostra, ma anche il giardino!) per lui è tutt’altro che piacevole. Per essere più persuasiva, rilancio la carta delle caratteristiche di specie, che fanno del gatto l’animale più difficile da abituare come compagno di viaggi. Il Felis catus è TERRITORIALE, forma col territorio un attaccamento molto forte che gli procura senso di controllo e sicurezza emotiva; se nel territorio c’è l’uomo, e sussiste un rapporto gratificante, si attacca anche all’uomo, tuttavia non è la figura umana a tranquillizzarlo, lo è il controllo del territorio nel suo insieme, comprensivo di quella conosciuta presenza umana, l’umano – da solo– è solo un pezzo del puzzle; Il Felis catus è SOLITARIO, ma, contrariamente al Felis silvestris può essere socializzato. Per rendere ciò possibile dovete lavorare tantissimo nella fase sensibile*, mettendolo in relazione positiva col maggior numero di individui intraspecifici (gatti) e interspecifici (altre specie, umane e non umane). Ora capite quant’è complessa la cosa? E comprendete quanto sia stressante per un gatto essere sbalzato d’improvviso in un luogo sconosciuto, quindi pericoloso, dopo un viaggio in trasportino che gli toglie un anno di vita?



** C'è MOLTA differenza. Il piccolo si adatta presto, l'adulto lentamente.

4 - IL GATTO VIENE CON NOI NELLA CASA DI VILLEGGIATURA. Non è un’idea malvagia. Però quando lo portate per la prima volta, ponetelo nelle condizioni migliori. Preparate una stanza con tutte le risorse (ciotole, cassettina igienica, cuccia con suo odore, tiragraffi con suo odore, suoi giochi) e fategli prendere confidenza con quella stanza. L’esplorazione è sempre graduale, inizia da un punto per allargarsi poco alla volta verso l’esterno. Non lasciatelo da solo, fategli visita il più spesso possibile, associando il vostro arrivo con qualcosa di molto positivo, come uno snack appetitoso, coccole e una piccola sessione di gioco (sono suggerimenti generali, ogni gatto è un individuo unico con sue preferenze, per cui può rispondere meglio a questo o quello). Il tempo che serve a ciascun gatto per adattarsi alla nuova stanza è soggettivo. Appena mostra d’essere tranquillo, aprite la porta e accompagnatelo nell’esplorazione, premiandolo quando si strofina su di voi e sui mobili e parlandogli con tono di voce delicato. Si deve muovere liberamente, non va tenuto in braccio. Se c’è un accesso all’esterno l’abituazione dev’essere molto graduale e mai prima di aver preso totale confidenza con la casa. A ogni modo l’accesso all’esterno dev’essere sempre monitorato con la vostra presenza. Gli anni successivi il gatto riconoscerà la seconda casa, ma per aiutarlo a ricordare meglio, prima di aprire il trasportino e liberarlo, strofinate una sua copertina e un vostro indumento su spigoli di mobili e stipiti di porte, perché dopo mesi l’odore è svanito. Ricordate che è sempre l’odore a far sentire a casa un gatto. Se alla casa di vacanza arrivate con un gattino di 3-6 mesi il processo di abituazione al nuovo ambiente è molto più veloce. Barbara Stavěl


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