SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

I SUOI SENSI FAVOLOSI

Parte 2 - tatto



TATTO

L’uomo, tende erroneamente a rapportare le sue sensazioni e la portata dei suoi sensi a quella altrui. Con questa serie di articoli, dedicata ai sensi del gatto, scopriremo quali nostri comportamenti gli evocano disagio e quali aumentano il comfort da esso percepito con la nostra interazione.


Il TATTO è estremamente sensibile e precoce. È in grado di avvisare il gatto del più minuscolo spostamento d’aria. Gioca un ruolo fondamentale nella sopravvivenza dei primi giorni di vita, nella deambulazione e nell’attività venatoria.


Accarezzando dolcemente la pancia di mamma gatta trasmettiamo sensazioni tattili ai feti a partire dal 24esimo giorno di gestazione. È un primo importante approccio, utile a iniziare il processo di abituazione al contatto fisico, di conseguenza utile a stimolare la socievolezza.


Alla nascita il gattino è un esserino estremamente fragile, incapace di mantenere autonomamente la temperatura corporea, cieco e sordo. Da solo morirebbe di ipotermia in meno di un’ora. Subito dopo la nascita il riflesso di spinta verso il calore della mamma e la percezione del feromone apaisina, secreto dalle ghiandole intermammarie, lo orientano verso la salvezza: calore e cibo. Il riflesso di spinta conduce un gattino anche verso il calore della nostra mano.


Il corpo del gatto è un “congegno” biologico la cui sensibilità tattile è più sviluppata di quella umana. Basti pensare che ogni singolo pelo è collegato a un nervo meccanorecettore, che comunica direttamente col cervello.

Pensiamoci, la prossima volta che lo accarezziamo!


Domandiamoci quando, come e dove.

QUANDO

Il momento giusto è quello scelto dal gatto stesso. Se si avvicina spontaneamente con la coda dritta, sicuramente desidera anche un contatto fisico, la cui durata varia da gatto a gatto. Qualcuno gradisce solo poche passate, altri le richiedono insistentemente, come quelli che si lanciano a testa alta verso il palmo per catturare le carezze con foga e passione.

Solitamente al gatto non piace essere toccato mentre si toeletta (grooming), mentre fa allogrooming (toeletta un conspecifico), mentre è intento a osservare qualcosa alla finestra o puntare una preda, mentre dorme. Più di tutti, il momento sbagliato per toccarlo è durante una disputa con un conspecifico, anche se si stanno solo fissando. Toccare un gatto in un momento di tensione genera immediatamente una reazione difensiva orientata verso l’oggetto che lo sta toccando. Non fatelo mai.

Normalmente durante il pasto il gatto preferisce non essere disturbato, tuttavia un mio individuo felino è pronto a smentire la regola. La ex-ferale Tica accetta una breve sequenza di carezze esclusivamente dopo avergli porto la ciotola.

COME

Toccare un gatto è un’azione che coinvolge il suo spazio intimo, che la scienza ha stabilito con una misura molto precisa: da 0 a 45cm. Se un gatto è socializzato con l’uomo non ha problemi a farsi toccare, tuttavia consideriamo che una successione continua di carezze genera elettricità statica sul pelo provocando fastidiose scariche elettriche. Potrebbe essere il motivo per cui alcuni gatti, che hanno un grado di tolleranza al tocco inferiore alla media, si voltino a mordere dopo un certo numero di carezze. E che esista un grado di tolleranza tattile soggettivo è assodato.

La pressione percepita come gradevole è altrettanto soggettiva. Di solito i gatti preferiscono carezze delicate, ma fra i miei ce ne sono alcuni che trovano più appaganti le carezze vigorose e corpose. Alcuni ne sono addirittura dipendenti.

Come regola generale, invece, i colpetti e i buffetti sono assolutamente da evitare.


DOVE

Poiché la tolleranza al tocco è molto soggettiva (per questo si diceva quanto sia utile toccare i feti prima della nascita), è il gatto stesso, individualmente, a suggerirci dove toccarlo. Le labbra, le tempie e i fianchi sono le parti che strofina su di noi per rilasciare il feromone di aggregazione, pertanto quelle sono zone gradite. Ma ancora una volta uno dei miei felini afferma chiaramente il contrario. Se lo tocco sui fianchi si lancia immediatamente a mordere*, il che ci dice che le regole generali non esistono e che ogni individuo decide per sé.

* Certe reazioni sono “normali” per il singolo individuo solo quando il comportamento esibito è lo stesso di sempre. Qualora il nostro gatto esibisse una reazione insolita quando toccato in un punto normalmente gradito, potrebbe percepire dolore. In questo caso dovremmo indagare se la zona è dolente con una accurata manipolazione. Appurato il problema, dovremmo recarci dal veterinario il prima possibile.


Non dimentichiamo mai che la specie Felis catus è tendenzialmente solitaria e che ogni individuo dev’essere abituato al tocco e alla manipolazione sin dalle primissime settimane di vita… le prime 7, per la precisione.


Se vogliamo generare nei nostri gatti piacevoli interazioni, è nostro dovere decifrare le reazioni di ciascuno e applicare le regole del quando-come-dove in modo del tutto soggettivo.


Floyd ha un derma molto delicato, cosa alquanto comune nei rossi. La sua tolleranza al tocco è bassa, motivo per cui evito di accarezzarlo quando il mio tocco genera arricciamento e scatti della cute.


Le vibrisse sono peli molto spessi. Hanno una radice più profonda e riccamente innervata. Sono presenti ai lati della bocca (baffi), sul mento, sopra gli occhi, sulle guance e dietro le zampe anteriori.

Normale amministrazione per un animale che deve deambulare e cacciare al buio!

Quando la vista non basta più, le vibrisse lo guidano con precisione millimetrica. Basti pensare che una vibrissa è sensibile a una pressione di 0,2 mg, quindi avverte il più minimo spostamento d’aria.

I polpastrelli sono sensibili alle vibrazioni più sottili. Può essere per questo che a molti gatti non piace per nulla che gli si tocchino le zampe!


Momy è uno dei pochissimi gatti con cui ho potuto interagire sin dalla nascita. L’ho abituato a farsi prendere, baciare e stringere delicatamente le zampe. Sono così soffici!


Un gatto che salta sulle ginocchia non necessariamente vuole essere accarezzato. Fare le fusa non sempre suggerisce apprezzamento. Per alcuni può essere un segnale di fastidio.


Quanto sono complicati questi gatti!

Barbara Stavěl


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