SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

COSA SAPERE PRIMA DI ADOTTARE UN GATTO O UN GATTINO


Adottare un gatto o adottare un gattino non sono la stessa cosa. Sarebbe un grande errore seguire l’impulso di scegliere un gattino basandosi sulla tenerezza evocata dai tratti infantili di un cucciolo. Si ripercuoterebbe sia sul benessere del gatto che dell’umano, perché il gattino è molto più impegnativo di un gatto adulto sia in termini di attenzione che di tempo da dedicare. In altre parole, il gattino è in grado di stravolgerci la vita e dobbiamo esserne preparati.


1 - ADOTTIAMO GATTINI DELLA GIUSTA ETÀ

Se si è pronti per rivoluzionare la propria vita, è fondamentale sapere che il gattino deve avere raggiunto almeno 3 mesi. Ormai da tempo l’etologia ha evidenziato il ruolo insostituibile di mamma gatta nell’educazione del cucciolo, stabilendo che i gattini sottratti precocemente mostreranno sempre, in età adulta, uno o più comportamenti inappropriati. Ne sono un esempio gli agguati alle caviglie di cui molti proprietari si lamentano. Separare un gattino dalla madre prima del tempo provoca disagio emotivo a entrambi. Mamma gatta cerca il suo cucciolo per giorni e alla fine si rassegna al fatto che sia morto; il gattino, che ha ancora bisogno del riferimento materno, miagola a lungo e disperatamente, finendo per adattarsi al fatto che la mamma sia scomparsa.

Il costume di affidare gattini appena svezzati fa la gioia degli umani, ma non dei gatti. È la madre a decidere il momento del distacco. Ogni decisione umana in tal senso produce traumi, interruzione dell’apprendimento di specie e disequilibri emotivi. Molto frequenti sono addirittura i casi di gatti che non sanno comunicare coi conspecifici, il che diventa un grosso problema se in futuro si desidera inserire un secondo gatto.

Adottare significa prendersi cura del figlio di altri, però mentre il bambino è un essere umano come noi, il gattino appartiene a una specie totalmente diversa. Conoscere i bisogni del gatto è fondamentale per costruire una convivenza serena e appagante da ambo le parti. Quindi, se scegliamo un gattino, prendiamolo già “educato” dalla sua legittima mamma.


2 - PRIMA DI TUTTO IL GATTO È UN FELINO

Altro principio da sapere prima di adottare un gatto è che si tratta di un felino dotato di potente istinto territoriale e venatorio. Può sembrare banale, ma molti proprietari di gatti si lamentano per quelli che, dopotutto, sono comportamenti legittimi, tipici e insopprimibili della specie di appartenenza, come graffiare mobili e cacciare piccole prede.

Talvolta sentiamo descrivere i gatti come “antipatici”, “insofferenti” o “dispettosi”, che alla fine sono da considerarsi unicamente proiezioni umane.



Il più delle volte i gatti considerati “problematici” non sono né più né meno che animali squisitamente felini. Infatti, trattandosi di animali che discendono da progenitori solitari e territoriali, non fanno nulla di strano o inadeguato quando palesano quelle origini genetiche. Vi sono gatti che, per circostanze particolari piuttosto complesse, sono in pace col mondo intero, ma nel ricco oceano di presenze feline spiccano ancora come rare eccezioni.

Adottare un gatto implica allora rivoluzionare idee e preconcetti popolari, impegnarsi ad arricchire l’ambiente casalingo con tutte le risorse indispensabili ed essere disposti, ogni giorno, a spendere un poco di tempo col nuovo membro della famiglia.


3 - BASTA DEDICARGLI POCO TEMPO, MA DEV’ESSERE DI QUALITÀ E OGNI GIORNO

Non è vero che il gatto è un animale indipendente e autonomo. Anche lui soffre la nostra prolungata assenza, il vuoto di una casa. L’istinto solitario non riguarda noi, ma gli altri gatti. Questo è un punto focale, perciò va ripetuto: mal sopporta i suoi conspecifici, è da loro che preferisce stare alla larga.

Invece, quando un gatto viene socializzato con l’uomo, ne ha bisogno, lo considera una preziosa risorsa territoriale e quando non ne può disporre a sufficienza può arrivare ad ammalarsi o deprimersi. Il gatto ha uno spiccato spirito di adattamento, ma quando il suo ambiente è povero di risorse e non può scegliere di andarsene, finisce per ripiegare nell’apatia. Ecco che dorme quasi sempre, smette del tutto di giocare, si alza solo per mangiare.

Il gatto è capace di instaurare relazioni profonde con le persone che interagiscono con lui in modo positivo, tanto da reputarle risorse territoriali necessarie e irrinunciabili, esibendo il bisogno di sfruttarle in determinati momenti della giornata, ovvero quando ci sale in grembo, ci chiede di giocare e si strofina per uno scambio di coccole e odori rassicuranti.

In ultima analisi, il gatto non ha bisogno solo di buon cibo e cure veterinarie, ma richiede quella moderata attenzione quotidiana che non dovrebbe mai mancare, poiché fonte di grandissima stabilità emotiva. Il gatto è molto abitudinario, gran parte della sua serenità in un ambiente si basa sulla certezza di poter contare sulla routine, compresa quella che ci coinvolge attivamente. Per raggiungere la stabilità emotiva il gattino ha bisogno di interagire con l’uomo almeno per tre o quattro ore al giorno, mentre al gatto adulto servono da 30 a 40 minuti, ripartiti nell’arco della giornata.


4 - GATTINI ABBANDONATI E DINTORNI

Sappiamo bene che esiste la crudele abitudine di abbandonare gatti e gattini, magari per via del divano nuovo o dell’arrivo di un bambino. Questa è cattiva cultura sul gatto o pura cattiveria (perdonate il gioco di parole). Basta un tiragraffi nel punto giusto e il divano è salvo. Pochissime accortezze e una sensata conoscenza cancellano ogni timore nei riguardi dei neonati umani, i quali, insieme al gatto, potranno godere di esperienze positive e formative sin dalla nascita. Insomma, proprio l’opposto di quanto si tema.

Eppure gli abbandoni sono in aumento. Allora capita assai spesso di trovare gattini appena svezzati in balia del mondo. Alle anime pie che li raccolgono va ricordato che i gattini allontanati prematuramente dalla madre manca il completamento dei “training” sull’uso appropriato di unghie e morsi. Bene, come tutto ciò che si conosce, anche questo non è un problema. Basta sapere che con un gattino del genere non si deve giocare mai e poi mai con le parti del proprio corpo, perché l’auto-inibizione di unghie e morso non può essere insegnata da chi non è dotato di identiche “armi”. Evitando quel tipo di contatto, si insegnerà al gattino che con il corpo umano non si gioca mai.


5 - IL GATTO ADULTO SI AFFEZIONA COME UN GATTINO

Molte persone affermano che il gatto adulto non si affeziona o che il legame non sarà mai profondo come quello iniziato con un cucciolo.

Beh, ma questa è la più insensata delle affermazioni!

Dopo un piccolo periodo di rodaggio, il gatto adulto, maturo o anziano è in grado di creare profondi legami coi nuovi umani, anzi possono diventare addirittura più intensi.

Il gatto impara per tutta la vita. Ovviamente più è avanti con l’età, meno veloce è l’apprendimento. Perciò con un gatto maturo ci vorrà inizialmente un po’ di pazienza e l’accortezza di rispettare il processo di adattamento al nuovo territorio, ma che il legame si formi è praticamente una garanzia!



6 - CHE CARATTERE AVRÀ IL GATTINO CHE OGGI APPARE COSÌ SOCIEVOLE?


L’indubbio vantaggio di adottare un gatto adulto è accogliere in casa un felino di cui si percepisce immediatamente l’indole. La sua individualità è stabile e il carattere completamente formato.

Il gattino, invece, vive una fase di attrazione fino al terzo/quarto mese. In questa fase è istintivamente attratto da qualsiasi cosa e da chiunque. Però, dopo la fase attrattiva subentra, gradualmente, quella repulsiva. In altri termini, ogni gattino, campione di socievolezza, vira inevitabilmente verso l’avversione del nuovo e dello sconosciuto, la qual cosa è pienamente legittimata dall’assicurare la sopravvivenza della specie. Se un gatto, in natura, continuasse a fidarsi di tutto e tutti, finirebbe per morire in brevissimo tempo. Ora, se durante la fase attrattiva il gattino ha interagito con molti individui (adulti, bambini, anziani, donne, uomini), e le interazioni sono state tutte positive, la sua versione adulta sarà assai più socievole di altre, perché quelle tipologie di individui saranno inserite in un “data-base” felino che li categorizza come “amici”. Va da sé che anche le esperienze e le interazioni negative sono registrate per sempre, per cui attenzione a ciò che accade nelle settimane sensibili (dalla seconda alla nona).


La fase di attrazione del gattino ci piace in modo irresistibile, ma non sappiamo quale sarà la sua versione definitiva adulta, che invece si manifesterà a partire dai 4-6 mesi, per diventare stabile dopo i 3 anni, al raggiungimento della maturità sociale.

Pertanto, un gatto che abbia da 4 anni in su è esattamente ciò che dimostra di essere (timido, socievole, affabile, scontroso, ecc), mentre un gattino è un punto interrogativo.

Ricordiamoci che tutti i mammiferi, uomo compreso, sono sensibili ai caratteri neotenici dei cuccioli. Testa grande, occhi rotondi, muso corto, zampe tozze, movimenti incerti sono caratteristiche che innescano le cosiddette cure parentali. Questa è la ragione strettamente biologica che attiva in noi la tenerezza verso i cuccioli, però quello che davvero rende consapevole l’adozione di un gatto, come di qualsiasi animale, è la conoscenza di ciò che sarà una volta raggiunta l’età adulta, insieme alla conoscenza del suo sistema di comunicazione, dei suoi comportamenti istintivi e insopprimibili e delle sue necessità di specie.

Barbara Stavěl


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Articoli scientifici collegati a questi argomenti:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33100447/

https://www.jpsychopathol.it/wp-content/uploads/2015/08/Marazziti1.pdf

https://lamenteemeravigliosa.it/animali-e-neonati-vantaggi-crescita/

https://oggiscienza.it/2020/06/05/attaccamento-gatto-umano/

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