SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

Ha davvero 7 vite?

Il dolore del gatto



Inga, tu ne avesti di meno.

L’argomento di oggi non è dei più leggeri, però è molto importante. Ci aiuta a capire che del gatto bisogna prendersi cura con attenzione. Ci aiuta a superare il pregiudizio, fin troppo diffuso, che “tenere” un gatto è semplice perché è un animale perlopiù autosufficiente.

La smentita profonda inizia proprio da qui: il gatto domestico non è autosufficiente. Lo è solo il gatto selvatico.

Per chi non avesse letto gli articoli precedenti, il selvatico è una specie distinta dal domestico, è il suo progenitore tutt’ora vivente, con il quale ha in comune la maggior parte del repertorio comportamentale, ma non uguale robustezza, resistenza e autosufficienza.

Nella caccia, per fare un esempio, il gatto che entra nelle nostre famiglie non è abile come il selvatico dello zone remote e selvagge. È stato studiato che generalmente, quando il nostro gatto ha la possibilità di cacciare, riesce a portare a termine solo due sessioni su dieci, ovvero acciuffa la preda solo dopo molti tentativi falliti.




Per introdurre il discorso del dolore è necessario sfatare l’insensata idea popolare che il gatto non ha bisogno di troppe cure e della protezione dell’uomo. In realtà questa specie si è evoluta a braccetto con l’essere umano, la vita senza di lui è priva di una basilare componente: noi.

Affermare che “il gatto ha sette vite” ha un fondamento di verità, ma non è LA verità.


È pur vero che questo straordinario animale è talmente flessibile da riuscire ad atterrare in piedi e ad ammortizzare cadute incredibili, è pur vero che i suoi tessuti si rimarginano molto più in fretta dei nostri, è pur vero che ha una capacità di ripresa talmente straordinaria da farci credere che, talvolta, risorga da incidenti assurdi, subendo lacerazioni e fratture orribili, per poi riuscire a tornare a in salute.

Però restiamo sempre consci che avere cura di un gatto non va mai ritenuta una decisione da prendere alla leggera.




Pietro, uno dei miei fieri maschi. Castrato, 10 anni.

Perché è tanto importante riuscire a capire quand'è che il gatto sta provando dolore? E perché non è facile accorgersi?

Tutti i mammiferi provano dolore. Si tratta di un’esperienza sia sensoriale – cellule nervose molto specializzate (chiamate nocicettive) trasmettono l’impulso doloroso al sistema nervoso centrale – sia emozionale – il dolore è interpretato dal cervello come sensazione sgradevole.

Riconoscere stati di dolore negli animali è difficile, perché l’istinto li porta a minimizzare il disagio e nascondersi. In natura l’animale che ha un problema fisico è un facile bersaglio per i predatori, pertanto l’istinto lo porta a trovare rifugio, a eclissarsi.


Nel gatto la dissimulazione e l’istinto a nascondersi sono atteggiamenti molto spiccati a causa del doppio status di predatore e preda. Anche se il gatto di casa non deve difendersi dai predatori, si comporta esattamente come il suo progenitore selvatico e potrebbe diventare schivo persino col suo umano preferito. Ciò rientra nella mentalità delle specie solitarie, che nella risoluzione di qualsiasi problema devono contare solo su di sé. Ecco che allora il gatto che prova dolore si nasconde da noi invece di chiedere aiuto. Il gatto dunque “fa finta” di stare bene finché il dolore diventa lancinante, insopportabile. Solo allora si abbandona a miagolii insoliti e strani. Auguriamoci di non udire mai miagolii di quel tipo, perché stanno a indicare che il problema fisico è talmente grave da avere raggiunto una soglia critica, spesso irreversibile, e di essere, in molti casi, in punto di morte.



Gigi, non vecchio, età ignota. È una delle poche foto che ho di questo bellissimo gatto ferale auto-accasato (specie domestica).


A questo proposito racconto l’esperienza di Gigi, uno di quei felini schivi che dormono sulla poltrona, ma scappano appena varchi l’ingresso. Fino a pochi giorni prima di morire aveva un bell'aspetto, non mostrava alcun segno di malessere, aveva lo sguardo vivace, il pelo morbido e lucido, si muoveva, saltava e mangiava regolarmente.

All'improvviso divenne latitante per tre giorni, il quarto si ripresentò. L’aspetto continuava ad apparire sano, eppure, pochi minuti dopo essere tornato, iniziò a miagolare molto forte. Erano urla di dolore. Nonostante stesse soffrendo trovò la forza di sfuggire al mio tentativo di avvicinarmi, fece un guizzo fuori dalla finestra, si ficcò sotto un grosso cespuglio e continuò a urlare. Riuscii a trascinarlo fuori con delicatezza, ma morì sotto il mio sguardo atterrito.


Mi apparve come una morte sinistra e volli andare a fondo. Così lo feci sottoporre ad autopsia, dalla quale emerse che era devastato dal cancro, il quale aveva aggredito quasi tutti gli organi vitali. Lo riporto come esempio di dissimulazione totale del malessere. Il motivo per cui non fu possibile salvare Gigi è che non era socializzato con l’uomo, era schivo e sfuggente, non si fidava di altri che del suo istinto, quello ereditato dal cugino selvatico.

Amici e amanti dei gatti, imparate a osservarli e decifrarli, perché da ciò dipende la loro salute.

Partendo dal presupposto che, se lo si vuole longevo, è meglio prevenire che curare sottoponendolo a regolari controlli emato-chimici, non soltanto quando sta male, vi racconto i segnali sospetti. Usateli per correre immediatamente dal veterinario.


Il tenerissimo Pierre sul tavolo veterinario.

• Il gatto vocalizza troppo o miagola in tono strano. Potrebbe avvertire un forte dolore.

• Il gatto, normalmente socievole, preferisce stare rintanato da qualche parte. Si sente male.

• Fa le fusa di continuo, anche quando è solo. In questo caso le fusa sono usate dal gatto per auto-curarsi e/o tranquillizzarsi.

• Reagisce in modo aggressivo quando accarezzato, o quando si toccano certe parti del corpo. Avverte dolore in un punto preciso.

• È eccessivamente letargico e/o dorme in posizioni strane. Non sta bene, è debole, di solito ha febbre e/o dolore di qualche tipo.

• non corre/salta più come prima. Può avere un problema osseo. Non lasciate i gatti vecchi a sé stessi.

• Si lecca una parte del corpo in modo eccessivo. Quella parte gli fa male e cerca di curarsi.

• Si strappa il pelo e/o si lecca fino all'autolesionismo.

Occhi a fessura inclinati all’insù, dolore intenso, di solito viscerale.

Probabilmente soffre di un’allergia, prova prurito o bruciore intollerabili.

• Resta accucciato in posizione raccolta, con zampe sotto al corpo, coda aderente e schiena incurvata, cercando di muoversi il meno possibile. Posizione tipica di uno stato di sofferenza.

• Ringhia, soffia e/o morde. Altro segno di malessere e/o dolore.

• È agitato e/o rifiuta di sdraiarsi. Reazione legata a malessere e/o dolore localizzato.

Respira più velocemente o ansima. Lo stato doloroso provoca sbalzi di pressione con accelerazione del battito cardiaco.

Zoppica o ha un’andatura alterata. Avverte dolore, probabilmente agli arti.

È inappetente e non beve. Dopo 3 giorni a digiuno il fegato del gatto entra in lipidosi epatica; dopo 4/5 giorni senza bere si disidrata pericolosamente.

Non usa la lettiera oppure urina frequentemente. Nel primo caso potrebbe soffrire di cistite, nel secondo di insufficienza renale.

• Trema. Si tratta di una reazione neuro-vegetetativa al dolore.

• Mostra una strana espressione facciale (orecchie inclinate di lato, testa bassa, posizione obliqua degli occhi con palpebre a fessura). Può avvertire un dolore viscerale.

Buneo, il mio amatissimo e compianto gatto nero.

Tenete a mente la regola d’oro che un gatto mostra sofferenza solo quando sta molto male.

Altra regola fondamentale è prevenire è meglio di curare.

Man mano che il gatto procede con l’età, diciamo dopo 6 o 7 anni, si entri nell'ottica di fargli fare un prelievo del sangue almeno ogni 2 anni.

Così facendo, le sue vite potranno essere anche ben più di sette!

N.B. Questo non è un articolo veterinario. Esso ha unicamente lo scopo di illustrare gli atteggiamenti e i segnali espressivi eventualmente collegati a vari stati di dolore e malessere del gatto. Qualunque sia il sospetto, anche il più lieve, la mia raccomandazione, fatta col cuore, è di non sottovalutarla mai e di pianificare immediatamente una visita veterinaria.


Barbara Stavěl


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