SIAMO ABBASTANZA EDOTTI DA CAPIRE IL GATTO?

"Appunti di Etologia felina" a cura di Barbara Stavěl

A CASA COL NUOVO GATTO

Il metodo corretto di inserire il nuovo gatto unico in casa.



Premessa: il metodo descritto di seguito si esegue solo se in casa non ci sono altri animali.

Hai trovato un gattino per strada?

Ne hai scelto uno al gattile?

Lo hai comprato?

Che sia un trovatello, una scelta ponderata o un acquisto pagato fior di quattrini, e qualunque sia l’età del gatto, c’è un metodo universale per abituarlo alla nuova casa – che tradotto in gattese è un nuovo territorio – e non è quello che abbiamo sempre usato.

DA NON FARE: non lo pongo in mezzo alla stanza, lasciandolo esplorare liberamente tutta la casa e non lo estraggo a forza dal trasportino.

DA FARE: organizzo una stanza poco usata con tutte le risorse necessarie (ciotola/piatto cibo, ciotola acqua, cassetta igienica, tiragraffi, cuccetta), poi apro la portella del trasportino e lo lascio uscire spontaneamente. Se sono sprovvista di cassettina igienica la improvviso con un contenitore basso e ampio riempito di terra, oppure corro ad acquistarla. Per cuccia uso una copertina sistemata in un angolo. Poi vado a comprare un tiragraffi.

Insomma, il gatto deve prendere confidenza con l’intera casa poco alla volta. Sempre.

Ti ho dato subito il metodo, ma non smettere di leggere, in quanto devi sapere PERCHÉ.

Il gatto è una specie territoriale, ovvero organizza un territorio con criteri precisi e ad esso si lega anche per tutta la vita, a condizione che il cibo sia sempre disponibile. Infatti l’unico motivo che lo spinge a spostarsi è la carenza di cibo.

È importante sapere che quando mamma gatta allontana i gattini, in quanto pronti a vivere da soli, provoca inconsapevolmente un piccolo trauma, pur tuttavia naturale; viceversa è innaturale quando l’uomo separa i cuccioli dalla mamma precocemente. Il distacco naturale avviene intorno ai 3 mesi, ma se la gatta è in salute e vive in casa – ambiente protetto con cibo regolare – può decidere di effettuare il distacco più tardi. Non è infrequente che gatte di casa ben gestite trattengano il legame coi cuccioli addirittura per 4/5 mesi.


Ora, se il legame è spezzato dalla mamma, il trauma è lieve ed è la spinta naturale affinché il giovane gatto crei un nuovo legame, cioè col territorio. In altre parole, il gatto ha bisogno di un legame, pertanto sposta il legame dalla mamma al territorio, se nel territorio ci siamo anche noi e stabiliamo un bel legame, è anche meglio.


Ora che sappiamo quant’è importante questo territorio, sia ai fini della sopravvivenza che del benessere emotivo, siamo in grado di immaginare quanto sia traumatico il distacco improvviso da ciò che lo rende tranquillo e appagato?

Forse non del tutto, perché ciò che ancora ignoriamo è che il gatto organizza il suo territorio in modo attento e meticoloso. Non è cosa immediata. Il suo fermarsi qui o là e iniziare quest’organizzazione avviene molto gradualmente e si basa sull’esplorazione olfattiva.


L’olfatto è il senso felino più sviluppato e ne caratterizza il mezzo comunicativo primario fra conspecifici e altre specie.

Non è con gli occhi che sceglie dove fermarsi, dato che ha una vista poco fine e dettagliata, né attraverso l’udito, sebbene il suo sia proprio pazzesco… è prevalentemente attraverso il mondo degli odori.


Il caratteristico comportamento del Flehmen, col quale il gatto (e altre specie) decifra i feromoni propri da quelli di altri gatti.


E così, attraverso gli odori che trova e quelli che lascia, compone una MAPPA MENTALE del suo territorio.

LA PIÙ GRANDE DIFFERENZA FRA GATTO E UOMO È CHE L’UOMO COMUNICA CON PAROLE E GESTI IN PRESENZA DEGLI INTERLOCUTORI, IL GATTO COMUNICA A DISTANZA LASCIANDO TRACCE OLFATTIVE. Vale a dire che il gatto preferisce evitare di incontrare consimili sconosciuti, perciò rilascia una serie di odori in assenza dei possibili destinatari, ritenuti sempre potenziali aggressori.

Cosa accade a un gatto portato a casa e lasciato a girare in uno spazio privo di tutti i suoi riferimenti olfattivi? Prova un fortissimo trauma, questa volta nemmeno vagamente simile al distacco materno. È un trauma veramente forte.

Occhio non vede, cuore non duole.

Così, per mitigare il trauma, chi ama i gatti deve seguire il metodo descritto. In questo modo, se non altro, offriamo loro il tempo di adattarsi, ricominciando a mappare un piccolo spazio.

Per quanto lo isoliamo? Per il tempo che serve, che può essere un giorno per il gattino socievole o 5 per il gatto timido e adulto. Sono comunque valori orientativi. La risposta esatta è: fino a quando si mostra tranquillo. Per il gattino la nostra presenza è indispensabile, quindi la stanza di isolamento dev’essere la camera da letto, così da farlo dormire con noi. L’adulto ha invece bisogno di maggiore privacy. In tutti i casi le visite devono essere frequenti e rassicuranti, usando il rinforzo positivo di snack deliziosi da offrirgli ogni volta che entriamo, così da iniziare subito a stabilire un ottimo legame uomo-gatto.

Quali sono i criteri che rendono velocemente rassicurante la nuova casa?

Lo spazio limitato e la presenza di tutto quanto gli serve per soddisfare i bisogni primari.

Confinandolo in una stanza tranquilla gli offriamo la possibilità di superare velocemente il trauma da distacco territoriale e, nel contempo, non lo travolgiamo con una valanga di odori sconosciuti, la qual cosa lo disorienta e gli procura moltissima ansia.

In natura, prima di ampliare il territorio, ogni gatto sosta in uno spazio ristretto per valutarne i pro e i contro. Solo in seguito allarga gli spostamenti. Dunque il minimo che dobbiamo fare è offrirgli la possibilità di costruire il nuovo territorio rispettando il comportamento innato.

La presenza di cibo, acqua, cuccia, tiragraffi e lettiera vanno a soddisfare immediatamente tutti i suoi bisogni e aiuta la ripresa emotiva.

Ora capiamo bene come collocare le risorse, anche se sarà un tema oggetto di articolo approfondito.

Cibo e acqua sono intuitive, però va capito che le due ciotole non devono stare vicine, perché in natura laddove il gatto consuma la preda l’acqua non c’è, e poiché l’istinto primitivo domina la specie, lasciare acqua accanto al cibo è sbagliato, tanto che il gatto finisce per bere molto meno di quanto occorra. Vi parrà strano, ma è così. L’acqua la mettiamo dalla parte opposta della stanza.

La cuccia va sistemata lontano da cibo, acqua e lettiera, sempre perché il gatto suddivide il territorio in zone come noi suddividiamo la casa in stanze.

La cassettina, per ovvie ragioni, è situata lontano da tutto. Nemmeno a noi piacerebbe eliminare accanto al letto o al piatto!

Il tiragraffi è un oggetto molto trascurato, eppure indispensabile. Il gatto ne ha bisogno per marcare la zona riposo e le zone di passaggio (oltre a stirarsi e rimuovere la parte vecchia degli artigli). Il bisogno di graffiare è innato, irrinunciabile, necessario, indispensabile. Diciamo tranquillamente che se un gatto non graffia è perché non sta bene fisicamente o emotivamente. Il tiragraffi va collocato vicino alla cuccetta.


ORA CHE IL NUOVO GATTO HA TUTTO CIÒ CHE GLI È NECESSARIO, NON CI RESTA CHE FORNIRGLI L’ULTIMA RISORSA: NOI.

Per il gatto socializzato con l’uomo durante la fase sensibile (da 2 a 7 settimane di vita), l’uomo con cui vive diventa a tutti gli effetti la risorsa più gratificante del suo territorio.

E così abbiamo anche sfatato il falso mito che vede questo splendido animale come attaccato solo alla casa.

Rincasando dal lavoro provochiamo nel gatto euforia, che non è dettata unicamente dal fatto che gli diamo la pappa, ma principalmente perché la risorsa più gradevole è ricomparsa, e ne è davvero felice!

L’ultima fase di introduzione di un gatto unico in casa è preparare altre risorse, che saranno quelle definitive. Quindi, ciotola di cibo qua, ciotole di acqua là (esatto, devono essere più d’una), minimo un paio di cuccette aperte e chiuse (preferibilmente in zone rialzate), lettiere nelle zone definitive (meglio se due) e infine tiragraffi orizzontali e verticali vicino al divano e alle cuccette.

Dopodiché apriamo la porta e accompagniamo l’ospite a visitare il resto della casa, rassicurandolo con voce pacata. Se abbiamo fatto un buon lavoro, il micio si muoverà tranquillamente e forse si struscerà su mobili e stipiti, perché inizierà senza timore a prendere possesso del resto della casa.

Barbara Stavěl

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